Domenica V del tempo ordinario

Domenica V del tempo ordinario

5 febbraio 2023

IL SALE E LA LUCE

Sale della terra e luce del mondo è Gesù.
Egli dona a noi la sua sapienza, la sua parola, la sua vita perché anche noi diventiamo sale della terra e luce del mondo.
Come può essere?
Come la luce del sole si riflette sulla luna e illumina le strade della terra e le onde del mare, così la vita di Gesù e la luce del Vangelo possono trasformare la nostra vita e renderla utile, rispondendo al bisogno di verità, di pace, di fraternità che c’è nel mondo.
Ricerchiamo e diffondiamo le testimonianze di bene che ci circondano

XXXI GIORNATA MONDIALE DEL MALATO

sabato 11 febbraio 2023

Nella mattinata di sabato 11 il Vescovo celebra con i malati
e le persone che li accudiscono in Cattedrale a Chioggia.

A livello vicariale stiamo organizzando
un pullman che partirà da Scalon alle 9,35.

GIORNATA MONDIALE
DI PREGHIERA E DI RIFLESSIONE
CONTRO LA TRATTA
DI PERSONE

mercoledì 8 febbraio

Veglia di preghiera
nella Chiesa di San Bartolomeo Ap.
dalle 18,30 alle 19,30

Una cosa sola è
necessaria

Secondo anno
del Cammino Sinodale
2022- 2023

Incontro diocesano
per catechisti
animatori della liturgia,
e operatori della carità

Domenica 12 febbraio 2023
alle ore 15,30
presso le opere parrocchiali
della parrocchia
B.M.V. della Navicella

Sale della terra e luce del mondo

Il vangelo presenta il compito del discepolo con due immagini: sale della terra e luce del mondo. Il sale serve a dare sapore al cibo, e con questa immagine Gesù vuol dire che i cristiani svolgono una funzione insostituibile per l’umanità. Se il sale diventa insipido non serve a nulla, è destinato a essere buttato via; allo stesso modo i discepoli che non vivono l’ideale che hanno abbracciato perdono ogni senso e significato.
Il cristiano è chiamato a essere luce del mondo. Questa metafora viene a sua volta precisata da due immagini: la prima paragona la comunità dei discepoli alla città che si trova sopra un monte: è impossibile non vederla. La seconda presenta il rovescio della medaglia: non ha alcun senso accendere la luce per metterla sotto un secchio, la luce va posta sul lucerniere perché illumini tutto l’ambiente. I discepoli che si mimetizzano e nascondono vengono meno al loro compito. Gesù stesso alla fine trae la conclusione: Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli. Dunque, il nostro essere sale della terra e luce del mondo si realizza nelle opere buone, e ha come scopo quello di indurre le persone a rendere gloria a Dio.
Le immagini del sale e della luce sottolineano alcune caratteristiche importanti della testimonianza cristiana. La prima è la «pubblicità»: la luce è fatta per illuminare, per mostrarsi visibilmente e pubblicamente, non per nascondersi. Il pericolo che Gesù denuncia non è che la luce si spenga, ma che si nasconda, egli teme l’anonimato. La seconda caratteristica è la «concretezza»: non parole, né buone intenzioni e neppure discussioni, ma opere. Gesù teme la tentazione delle troppe parole e richiama alla concretezza delle opere, specialmente alle opere di carità. Non si è sale della terra e luce del mondo a parole, ma nei fatti, mediante opere di amore verso chi si trova in stato di bisogno e necessità. L’ultima caratteristica è la «trasparenza»: i discepoli devono compiere opere buone non per incensare sé stessi o per mettersi in mostra, ma perché sia glorificato il Padre che è nei cieli.

d.G.

MESSAGGIO DELLA CEI PER
LA GIORNATA DELLA VITA

“La morte non è mai una soluzione”

Il diffondersi di una “cultura di morte”

  In questo nostro tempo, quando l’esistenza si fa complessa e impegnativa, quando sembra che la sfida sia insuperabile e il peso insopportabile, sempre più spesso si approda a una “soluzione” drammatica: dare la morte. Certamente a ogni persona e situazione sono dovuti rispetto e pietà, con quello sguardo carico di empatia e misericordia che scaturisce dal Vangelo. Siamo infatti consapevoli che certe decisioni maturano in condizioni di solitudine, di carenza di cure, di paura dinanzi all’ignoto… È il mistero del male che tutti sgomenta, credenti e non. Ciò, tuttavia, non elimina la preoccupazione che nasce dal constatare come il produrre morte stia progressivamente diventando una risposta pronta, economica e immediata a una serie di problemi personali e sociali. Tanto più che dietro tale “soluzione” è possibile riconoscere importanti interessi economici e ideologie che si spacciano per ragionevoli e misericordiose, mentre non lo sono affatto. Quando un figlio non lo posso mantenere, non l’ho voluto, quando so che nascerà disabile o credo che limiterà la mia libertà o metterà a rischio la mia vita… la soluzione è spesso l’aborto. Quando una malattia non la posso sopportare, quando rimango solo, quando perdo la speranza, quando vengono a mancare le cure palliative, quando non sopporto veder soffrire una persona cara… la via d’uscita può consistere nell’eutanasia o nel “suicidio assistito”. Quando la relazione con il partner diventa difficile, perché non risponde alle mie aspettative… a volte l’esito è una violenza che arriva a uccidere chi si amava – o si credeva di amare –, sfogandosi persino sui piccoli e all’interno delle mura domestiche. Quando il male di vivere si fa insostenibile e nessuno sembra bucare il muro della solitudine… si finisce non di rado col decidere di togliersi la vita. Quando l’accoglienza e l’integrazione di chi fugge dalla guerra o dalla miseria comportano problemi economici, culturali e sociali… si preferisce abbandonare le persone al loro destino, condannandole di fatto a una morte ingiusta. Quando si acuiscono le ragioni di conflitto tra i popoli… i potenti e i mercanti di morte ripropongono sempre più spesso la “soluzione” della guerra, scegliendo e propagandando il linguaggio devastante delle armi, funzionale soprattutto ai loro interessi. Così, poco a poco, la “cultura di morte” si diffonde e ci contagia.

Per una “cultura di vita”
Ma poi, dare la morte funziona davvero?
La “cultura di morte”: una questione seria
Rinnovare l’impegno


Domenica IV del tempo ordinario

Domenica IV del tempo ordinario

29 gennaio 2023

PROMESSA DI FELICITA’

Seguendo Gesù, le Beatitudini: un cambiamento di mentalità, di cuore, di stile di vita.
Una promessa per il presente e la vita futura.
Desiderare e cercare ciò che rende lieto il cuore, serena la vita:
non inseguendo ricchezze e divertimenti, ma nella ricerca del bene in famiglia, nel lavoro, nella società.
Il mondo cambia a partire da un popolo umile che cerca il Signore (1a lettura).
S. Paolo: Dio ha scelto ciò che è stolto, debole, ignobile. Smania di grandezza, prepotenza e violenza, rovinano il mondo.
Mitezza, sobrietà, misericordia, rendono lieta la vita.

Venerdì 3 febbraio alle ore 21,00 presso la Sala Eracle

nel ciclo di incontri per il centenario della nascita di Don Luigi Giussani

Incontro diocesano

ATTRAVERSO LE OPERE…  UNA PASSIONE PER L’UOMO

Interverrà

Silvio Cattarina

psicologo e sociologo presidente della Coop. Sociale L’imprevisto (Pesaro)
cooperativa operante con minori con problemi di dipendenze.

XXXI GIORNATA MONDIALE DEL MALATO

sabato 11 febbraio 2023

Nella mattinata di sabato 11 il Vescovo celebra con i malati
e le persone che li accudiscono in Cattedrale a Chioggia.

A livello vicariale stiamo organizzando
un pullman che partirà da Scalon alle 9,35.

Giovedì 2 febbraio

Presentazione del Signore

Festa della Candelora,
Giornata della vita consacrata

ore 18
in parrocchia
benedizione delle candele,
processione all’interno della Chiesa,
celebrazione della S.Messa.

Con i genitori
invitiamo tutti ragazzi;
è un’ottima esperienza di catechesi.

Venerdì 3 febbraio,
memoria di
San Biagio
alla Messa delle 18,00
tradizionale benedizione della gola

Martedì 31 gennaio

FESTA DI
SAN GIOVANNI BOSCO

Messa solenne
presieduta da don  Giuseppe Miele
nella Chiesa di Scalon alle ore 18,30
in parrocchia viene sospesa
la Messa delle 18,00

Estratto del libro:
“Catechismo della vita spirituale”
del Card. Robert Sarah

 

«Nessun governo, nessuna autorità ecclesiastica può legittimamente vietare la celebrazione dell’Eucaristia. In molti paesi, la recente chiusura delle chiese per ragioni sanitarie non rappresenta il primo tentativo nella storia da parte del potere di soffocare e distruggere definitivamente la Chiesa di Dio, né di contestare il diritto fondamentale degli uomini di onorare Dio e di offrirgli il culto a Lui dovuto. (…) Troppi cristiani ritengono che per essere uomini del proprio tempo e farne attivamente parte sia necessario mettere tra parentesi la propria fede e il proprio rapporto con Dio, come se questi riguardassero soltanto la sfera privata, troppo spesso descritti come una fuga dalle proprie responsabilità e un modo di abbandonare vigliaccamente il mondo al suo dramma. Di qui, la passività con cui la banalizzazione della fede e della pratica religiosa è stata accettata da popoli un tempo cristiani, come ha tristemente mostrato il modo in cui tanti governi hanno impedito ai credenti, per ragioni sanitarie, di celebrare degnamente, solennemente e comunitariamente i grandi misteri della loro fede. Le persone si sono sottomesse senza opporre alcuna resistenza a disposizioni che non si curavano minimamente di Dio.
(…) Le nostre società sono state prese dal panico davanti alla morte. La vita, si è soliti ripetere, è il bene più prezioso, da tutelare a tutti i costi. Ma vivere davvero è semplicemente un rimanere in vita? Qual è questa vita per la quale ogni cosa può essere sacrificata? Siamo arrivati al punto in cui, per non perdere la vita, le persone hanno paradossalmente cessato di vivere, di muoversi, di parlarsi, di aiutarsi, di mostrare il proprio volto e il proprio sorriso, di stringersi la mano e di abbracciarsi, di pregare insieme? Per quale tipo di sopravvivenza dovremmo rinunciare a entrare nella casa del Signore per rendergli un culto degno di Lui e ricevere l’Eucaristia, fonte di vita, «farmaco di immortalità», come l’hanno chiamata i Padri? Che valore ha la vita che ci resta, se non possiamo più nemmeno accompagnare gli anziani alla morte e offrire loro conforto?
(…) Certo, nel corso di un’epidemia si devono assumere tutte le necessarie precauzioni igieniche, però non al punto di sopprimere in noi ogni espressione esteriore di carità, o di rinunciare all’Eucaristia, fonte di vita, presenza di Dio in mezzo a noi, estensione della Redenzione a tutti i fedeli, ai vivi come a quelli defunti. Pur prendendo le dovute precauzioni contro il contagio, vescovi, sacerdoti e fedeli dovrebbero opporsi con tutte le proprie forze a quelle leggi di ordine sanitario che non rispettano Dio e la libertà di culto, poiché tali leggi sono più letali del coronavirus».

Beati voi

Le beatitudini siglano l’inizio del discorso della montagna, il primo dei cinque grandi discorsi che scandiscono il vangelo di Matteo. Gesù sale sul monte e comincia il suo insegnamento. Egli è il nuovo Mosè che comunica la nuova legge. Attorno a lui si riuniscono i discepoli e la folla, e ricevono un insegnamento che dovrà trasformarsi in vita. Le beatitudini esprimono le condizioni necessarie per entrare nel regno di Dio, ma Gesù non ha solo pronunciato le beatitudini, le ha anche vissute. Esse hanno come modello Gesù stesso, prima di descrivere il cristiano ideale, le beatitudini delineano la figura di Gesù, descrivono i suoi comportamenti e le sue scelte.
Le prime quattro beatitudini presentano l’atteggiamento fondamentale di chi vuol essere vero discepolo di Gesù, il vero «povero», «afflitto», «mite», «affamato e assetato di giustizia». Al discepolo non resta che riconoscere e fare proprie le sue stesse scelte. Le seconde quattro beatitudini invece riguardano la vita relazionale e applicano a essa la vita nuova che Gesù ha annunciato e vissuto: «essere misericordiosi», «puri di cuore», «operatori di pace», «testimoni coraggiosi».
Le qualità presentate nelle beatitudini non vanno considerate separatamente, come se uno sia ammesso al Regno per il suo cuore puro e un altro per la sua sete di giustizia. Le beatitudini vanno considerate nel loro insieme: è la stessa persona che viene descritta in tutte le beatitudini, anche se in differenti risvolti del suo carattere. Chi è povero nello spirito, nel pianto, mite, assetato di giustizia, è anche misericordioso, puro di cuore, portatore di pace e oggetto di persecuzione. La prima beatitudine, «beati i poveri in spirito», è una specie di titolo e costituisce l’atteggiamento fondamentale per poter vivere tutte le altre. Il cristiano è chiamato a vivere in un atteggiamento di povertà di fronte a Dio, e la consapevolezza di questa povertà lo porta a fidarsi del Signore sempre, anche quando ha l’impressione di essere circondato dal buio più completo.

d.G.


Domenica III del tempo ordinario

Domenica III del tempo ordinario

22 gennaio 2023

ANNUNCIO E PRESENZA DEL VANGELO, OGGI

C’è bisogno della luce di Cristo, nel mondo che vive nelle tenebre della menzogna e della violenza.
Accogliamo noi per primi l’invito di Gesù: “Convertitevi…”. Gesù chiama Pietro e Andrea, Giovanni e Giacomo, a condividere la sua missione.
Chiama i nuovi pastori della Chiesa, e tutti i cristiani a testimoniarlo:
questi sono oggi il suo volto, la sua parola, la sua opera.
Il dono della parola di Dio e della vita di Gesù nel Vangelo e in tutta la Bibbia, diventi strumento di conversione e di annuncio.

Dovendo, in questi giorni, riordinare la nuova agenda per la celebrazione delle
S.S. Messe in suffragio dei defunti, e persone che desiderano o sono abituate a
far celebrare mensilmente la S. Messa, sono pregate di riconfermarlo quanto prima

Settimana di preghiera
per l’Unità dei Cristiani

18-25 gennaio

“Imparate a fare il bene, cercate la giustizia”
(Isaia 1,17)

Venerdì 27 gennaio
si celebra a Taglio di Po la festa della

Madonna del vaiolo

14,30 recita del santo rosario
15,00 uscita della solenne processione
al termine S.Messa
presieduta dal Vescovo Giampaolo

Una cosa sola è
necessaria

Secondo anno
del Cammino Sinodale
2022- 2023

° ° °

Incontro diocesano
per catechisti,
animatori della liturgia,
e operatori della carità

Domenica 12 febbraio 2023
alle ore 15,30
presso le opere parrocchiali
della parrocchia
B.M.V. della Navicella

Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino

La salvezza è dono di Dio, è grazia, ma allo stesso tempo è anche una chiamata. Al dono di Dio deve fare riscontro l’impegno dell’uomo; all’iniziativa di Dio deve seguire la risposta umana. «Il regno dei cieli è vicino», ossia: Dio si è fatto vicino, è in mezzo al suo popolo. Con la sua presenza, Gesù dimostra di essere la «grande luce» annunciata da Isaia e donata a un popolo oppresso e sfiduciato; una luce che vince l’oscurità del male e del peccato; una luce rivolta a tutti, perché tutti possano ricevere la salvezza. Il popolo che abitava nelle tenebre vide una grande luce, per quelli che abitavano in regione e ombra di morte una luce è sorta (Mt 4,16; cfr. Is 9,1).
L’appello di Gesù alla conversione è seguito dalla chiamata dei primi quattro discepoli. Essi ci vengono presentati come modelli di risposta alla chiamata di Gesù. Come Pietro, Andrea, Giacomo e Giovanni, anche noi siamo chiamati a seguire Gesù, a porci alla sua scuola, convinti che abbiamo sempre qualcosa di nuovo da imparare da lui, unico e vero Maestro. Alla sua scuola potremo far crescere l’intensità della nostra fede, l’ardore della nostra speranza, la generosità della nostra carità. Simone e Andrea lasciarono il lavoro di pescatori, Giacomo e Giovanni lasciarono la barca e il padre. Per noi oggi questo è un invito a mantenere un giusto distacco dalle realtà materiali. Questo non significa trascurare gli affetti familiari o disprezzare il lavoro e le attività di ogni giorno, al contrario significa vivere queste dimensioni della vita in modo più intenso e profondo, giungendo ad amare gli altri con lo stesso amore che Dio ha manifestato verso di noi.
I chiamati sono due coppie di fratelli: [Gesù] vide due fratelli, Simone e Andrea suo fratello… Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo di Zebedeo e Giovanni suo fratello. Per sfuggire al pericolo di una fede individualista non dobbiamo mai dimenticare che la vocazione cristiana chiama a una vita comune, chiama all’interno di una comunità, la vocazione a coppie vuole sottolineare proprio questa idea. Il cristiano con il battesimo viene inserito in una comunità e, se negli altri sapremo vedere dei fratelli, sarà più facile vivere gesti di disponibilità, apertura e servizio.

d.G.

Lunedì scorso, 16 gennaio,
il vescovo Giampaolo ha ricordato
il 1° anniversario dell’ordinazione episcopale.

Riportiamo la significativa breve omelia che mons. Dianin ha tenuto.

La lettera agli Ebrei ci sta accompagnando in queste ferie del tempo ordinario e ci terrà compagnia per molte settimane. Oggi ci parla del sacerdozio dell’Antico Testamento per distinguerlo da quello inaugurato da Gesù e ci apre le porte sull’identità di noi preti oggi (Eb 5,1-10). Il sacerdote dell’AT era come un ponte che doveva collegare la terra al cielo, il popolo eletto al suo Signore. La tribù di Levi non aveva nemmeno un pezzo della terra di Palestina perché la sua terra era proprio quel ponte e il compito dei sacerdoti era di mediare tra Dio e gli uomini. Ma le cose sono cambiate da quando Dio si è fatto uomo in Gesù di Nazareth. Il sacerdote dell’AT era un ponte verso Dio, ma Dio ha deciso di attraversare quel ponte e di venire in mezzo al suo popolo. L’unico vero sacerdote, ricorda la lettera agli Ebrei, è Gesù, il Figlio amato, che ha abitato la nostra terra, ha condiviso la nostra condizione umana, ha sofferto e ha dato la sua vita per riunire per sempre il cielo e la terra. Non servono più ponti perché grazie al Figlio tutti abbiamo accesso diretto al Padre. Chi è allora il prete dopo la svolta operata da Gesù? È un uomo preso tra gli uomini; è un discepolo che fa i conti per primo con la sua umanità, le sue fragilità, i suoi peccati; è scelto, chiamato e inviato per continuare l’opera di Gesù e cioè annunciare la misericordia di Dio e dire a tutti che siamo amati e salvati non per i nostri meriti ma perché lui è venuto a salvarci. Non è sopra il popolo, non è esterno al popolo, ma è parte del popolo santo di Dio; è voce che deve far parlare la Parola, è un dito puntato come il Battista, è pecora e insieme pastore, è guida e sempre anche discepolo. Anzi, sottolinea il testo della lettera: «Può sentire compassione per quelli che sono nell’errore essendo anche lui rivestito di debolezza». Questa mattina eleviamo al Padre la nostra preghiera per i preti di questa nostra diocesi. A loro vorrei dedicare questo primo anniversario della mia ordinazione episcopale. Chiedo anche a voi di unirvi alla mia preghiera e alla mia offerta per ciascuno di loro. Nessuno si senta al di sopra del popolo di Dio, ma pellegrino con tutti. Siano pastori che amano il gregge e lo servono gratuitamente, “servi inutili” come dice Gesù, felici per la grazia e l’onore di essere stati chiamati e inviati. Siano uomini di comunione che difendono l’unità del gregge. Siano esempio di mitezza e di misericordia. Siano soprattutto uomini di Dio e mai gestori del sacro, siano umili e docili e abbiano come unica legge il Vangelo. Il vino nuovo, di cui ci parla il vangelo, ha bisogno di otri nuovi; l’abito da sposi che ci è stato consegnato nel giorno del battesimo e dell’ordinazione non ha bisogno di pezze ma di uomini nuovi per poter celebrare ogni giorno la gioia del vangelo.

+ Giampaolo


Domenica II del tempo ordinario

Domenica II del tempo ordinario

15 gennaio 2022

Il Vangelo di questa domenica sviluppa quello
della festa del Battesimo del Signore, domenica scorsa.
Il Battista riconosce in Gesù il ‘Figlio di Dio’.
Egli è colui che ‘è avanti’ rispetto al Battista:
porta a compimento la storia della salvezza;
ed è colui che ‘era prima’, fin dal principio, dall’eternità.
Lo Spirito di Dio che ha creato il mondo e lo rinnova,
ci rigenera a vita nuova ‘nell’acqua e nello Spirito’.
Il Battesimo permane in noi come fonte di vita nuova,
principio di fede e di amore per ogni giornata.

Dovendo, in questi giorni, riordinare la
nuova agenda per la celebrazione delle
S.S. Messe in suffragio dei defunti,
e persone che desiderano o sono abituate a
far celebrare mensilmente la S. Messa,
sono pregate di riconfermarlo quanto prima

Settimana di preghiera
per l’Unità dei Cristiani
18-25 gennaio

“Imparate a fare il bene, cercate la giustizia” (Isaia 1,17)

* * *

Adorazione Eucaristica
presso le Clarisse

giovedì 19 gennaio ore 20,30

* * *

Consiglio Pastorale Parrocchiale
venerdì 20 ore 20,40

Una cosa sola è
necessaria

Secondo anno
del Cammino Sinodale
2022- 2023

° ° °

Incontro diocesano
per catechisti,
animatori della liturgia,
e operatori della carità

Domenica 12 febbraio 2023
alle ore 15,30
presso le opere parrocchiali
della parrocchia
B.M.V. della Navicella

Ecco l’agnello di Dio!

Il vangelo presenta Giovanni come colui che è stato inviato da Dio per rendere testimonianza a Gesù. In un mondo che ha rifiutato la «luce» per rimanere nelle «tenebre» dell’ignoranza, Giovanni è il dito puntato verso la «luce». È lui che vede lo Spirito discendere su Gesù, è lui che lo riconosce come il Figlio di Dio. Nel Quarto Vangelo, Giovanni, più che precursore profeta e battezzatore (non viene mai chiamato Battista), è «il testimone». Egli è colui che ha la gioia di sentire che lo «sposo» è arrivato e, obbediente alla voce di Dio, gli rende testimonianza. Giovanni, incontrando Gesù, lo indica a tutti dicendo: Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo!
Presentando Gesù come «agnello», Giovanni richiama un altro agnello significativo nella storia del popolo di Israele: l’«agnello pasquale». Il sangue dell’agnello pasquale salvò gli israeliti dall’angelo sterminatore, il sangue del nuovo agnello pasquale (= Gesù) donerà la salvezza a tutta l’umanità. L’immagine dell’agnello rievoca anche la profezia di Isaia sul misterioso «servo di Jhwh», obbediente fino alla morte, fedele alla sua missione fino a prendere su di sé i peccati del popolo (cfr. Is 53).
Giovanni Battista si presenta a noi come modello di ogni credente, chiamato a essere testimone convinto della propria fede. Perché questo divenga realtà, ci è chiesto di approfondire sempre più la nostra conoscenza di Gesù, non stancandoci di ascoltare con attenzione la sua Parola. Questo significa leggere e meditare la Parola di Dio, partecipare ai momenti di formazione cristiana che vengono offerti, intensificare il rapporto con il Signore attraverso la preghiera. Ci è chiesto inoltre di vivere con coerenza e profondità la nostra fede, non per metterci in mostra, non per essere lo­dati, ma perché Dio sia lodato attraverso di noi. Siamo chiamati a vivere ogni giorno come veri figli di Dio, facendo nostre le parole e i gesti di Gesù, condividendo i suoi sentimenti, imitando il suo stile di vita. Così sarà possibile continuare a rendere presente Gesù nel mondo di oggi, così sarà possibile far capire al mondo quale è la vita nuova che Gesù ha lasciato in dono a tutta l’umanità.

d.G.

Testamento spirituale di Benedetto XVI

Se in quest’ora tarda della mia vita guardo indietro ai decenni che ho percorso, per prima cosa vedo quante ragioni abbia per ringraziare. Ringrazio prima di ogni altro Dio stesso, il dispensatore di ogni buon dono, che mi ha donato la vita e mi ha guidato attraverso vari momenti di confusione; rialzandomi sempre ogni volta che incominciavo a scivolare e donandomi sempre di nuovo la luce del suo volto. Retrospettivamente vedo e capisco che anche i tratti bui e faticosi di questo cammino sono stati per la mia salvezza e che proprio in essi Egli mi ha guidato bene.
Ringrazio i miei genitori, che mi hanno donato la vita in un tempo difficile e che, a costo di grandi sacrifici, con il loro amore mi hanno preparato una magnifica dimora che, come chiara luce, illumina tutti i miei giorni fino a oggi. La lucida fede di mio padre ha insegnato a noi figli a credere, e come segnavia è stata sempre salda in mezzo a tutte le mie acquisizioni scientifiche; la profonda devozione e la grande bontà di mia madre rappresentano un’eredità per la quale non potrò mai ringraziare abbastanza. Mia sorella mi ha assistito per decenni disinteressatamente e con affettuosa premura; mio fratello, con la lucidità dei suoi giudizi, la sua vigorosa risolutezza e la serenità del cuore, mi ha sempre spianato il cammino; senza questo suo continuo precedermi e accompagnarmi non avrei potuto trovare la via giusta.
Di cuore ringrazio Dio per i tanti amici, uomini e donne, che Egli mi ha sempre posto a fianco; per i collaboratori in tutte le tappe del mio cammino; per i maestri e gli allievi che Egli mi ha dato. Tutti li affido grato alla Sua bontà. E voglio ringraziare il Signore per la mia bella patria nelle Prealpi bavaresi, nella quale sempre ho visto trasparire lo splendore del Creatore stesso.
Ringrazio la gente della mia patria perché in loro ho potuto sempre di nuovo sperimentare la bellezza della fede. Prego affinché la nostra terra resti una terra di fede e vi prego, cari compatrioti: non lasciatevi distogliere dalla fede. E finalmente ringrazio Dio per tutto il bello che ho potuto sperimentare in tutte le tappe del mio cammino, specialmente però a Roma e in Italia che è diventata la mia seconda patria.
A tutti quelli a cui abbia in qualche modo fatto torto, chiedo di cuore perdono.
Quello che prima ho detto ai miei compatrioti, lo dico ora a tutti quelli che nella Chiesa sono stati affidati al mio servizio: rimanete saldi nella fede! Non lasciatevi confondere! Spesso sembra che la scienza — le scienze naturali da un lato e la ricerca storica (in particolare l’esegesi della Sacra Scrittura) dall’altro — siano in grado di offrire risultati inconfutabili in contrasto con la fede cattolica. Ho vissuto le trasformazioni delle scienze naturali sin da tempi lontani e ho potuto constatare come, al contrario, siano svanite apparenti certezze contro la fede, dimostrandosi essere non scienza, ma interpretazioni filosofiche solo apparentemente spettanti alla scienza; così come, d’altronde, è nel dialogo con le scienze naturali che anche la fede ha imparato a comprendere meglio il limite della portata delle sue affermazioni, e dunque la sua specificità. Sono ormai sessant’anni che accompagno il cammino della Teologia, in particolare delle Scienze bibliche, e con il susseguirsi delle diverse generazioni ho visto crollare tesi che sembravano incrollabili, dimostrandosi essere semplici ipotesi: la generazione liberale (Harnack, Jülicher ecc.), la generazione esistenzialista (Bultmann ecc.), la generazione marxista. Ho visto e vedo come dal groviglio delle ipotesi sia emersa ed emerga nuovamente la ragionevolezza della fede. Gesù Cristo è veramente la via, la verità e la vita — e la Chiesa, con tutte le sue insufficienze, è veramente il Suo corpo.
Infine, chiedo umilmente: pregate per me, così che il Signore, nonostante tutti i miei peccati e insufficienze, mi accolga nelle dimore eterne. A tutti quelli che mi sono affidati, giorno per giorno va di cuore la mia preghiera.
Benedictus PP XVI


Battesimo del Signore

Battesimo del Signore

8 gennaio 2023

UNA VITA NUOVA

Con il Battesimo di Giovanni al fiume Giordano, Gesù partecipa alla vicenda umana che domanda salvezza, e crea un nuovo inizio per l’umanità.
Lo Spirito che scende su di lui lo manifesta come Figlio di Dio e Salvatore.
Il nostro Battesimo ci rende partecipi della vita del Figlio di Dio:
possiamo vivere come figli e fratelli.
Domandiamo che la semente del Battesimo fiorisca nella nostra vita, accompagnati dalla famiglia e dalla comunità cristiana, in unità con il popolo di Dio.

Catechismo per i ragazzi

 

Riprende domenica 15 gennaio dopo la Messa delle 10,30

Premiazione dei presepi

Per i presepi esposti nelle varie Chiese di Porto Viro, costruiti dai ragazzi con i propri genitori o a scuola,
la premiazione avviene domenica 8 gennaio alle ore 15 nella Chiesa di Scalon.
Se si viene premiati il premio verrà  consegnato solo a chi è presente. I presepi poi si possono ritirare.

Percorso Fidanzati

in preparazione alla celebrazione
del Sacramento del Matrimonio
nel nostro vicariato di Loreo:

di sabato sera

14, 21, 28 gennaio
4, 11, 18, 25 febbraio 2023
nella parrocchia di Taglio di Po;

 

al mercoledì sera

1, 8, 15, 22, 29, marzo
19, 26 aprile 2023
nella Parrocchia di Loreo.

Fate arrivare la proposta nelle
vostre famiglie, ai giovani,
alle coppie, a chi magari
già convive e crede che la
vocazione al Sacramento
del Matrimonio possa
essere una cosa bella,
importante e da
valutare seriamente.

Dovendo, in questi giorni,
riordinare
la nuova agenda
per la celebrazione
delle
S.S. Messe in suffragio
dei defunti,
le persone che
desiderano o sono abituate

a far celebrare mensilmente
a S. Messa,
sono pregate di
riconfermarlo quanto prima.

Tu sei mio Figlio, in te mi sono compiaciuto!

Il battesimo di Gesù segna in tutti e tre i vangeli sinottici (Matteo, Marco e Luca) il momento che inaugura l’attività pubblica di Gesù e rivela i due volti del mistero di Gesù. Egli viene presentato tra i peccatori in atteggiamento di conversione e come loro riceve il battesimo che è un segno di penitenza. Allo stesso tempo egli è dichiarato dalla voce celeste Figlio di Dio. Il grande fascino di questo episodio è che Gesù non si pone al di fuori della storia del suo popolo, ma si inserisce in essa, profondamente solidale con il momento di conversione che il popolo sta vivendo. È questa logica di solidarietà che costituisce la novità del messianismo di Gesù: egli non si sottopone al battesimo per i propri peccati, ma per i peccati del suo popolo. Non prende le distanze dagli uomini peccatori, ma prende sulle sue spalle i loro peccati. Questa logica di solidarietà guiderà tutta la vita di Gesù e raggiungerà il suo culmine sulla croce. Nel battesimo al Giordano troviamo il germe dell’intera vita di Gesù, come nel nostro battesimo c’è il germe di tutta la nostra esistenza cristiana.
Il Battesimo di Gesù è un invito a riscoprire il nostro battesimo e gli impegni che ne derivano. Agli inizi del cristianesimo il battesimo veniva conferito solo agli adulti e dopo un lungo periodo di preparazione (catecumenato). Il battesimo non era visto solo come una cerimonia, ma come un nuovo stato di vita. Oggi, purtroppo, il Battesimo corre il serio rischio di essere ridotto solo a un atto formale che serve a registrare tra gli appartenenti alla religione cristiana. Il battesimo deve tornare a essere ciò che era nei primi secoli di vita della Chiesa: un nuovo modo di vivere e realizzare la propria vita, un impegnarsi a fare di Gesù il proprio modello. Vivere il Battesimo significa sentirsi collaboratori di Dio per la salvezza dei fratelli, persone che gridano la propria fede con la testimonianza della vita e con la parola.
La vita è un dono prezioso che siamo chiamati a vivere facendone dono a Dio e ai fratelli. Offrire la nostra vita a Dio significa mettersi con fiducia nelle sue mani, lasciare che la sua volontà si compia in ciascuno di noi; significa vivere ogni momento della giornata come occasione per fare il bene e del bene. Così potranno risuonare anche per noi le parole dette dal Padre a Gesù: «Tu sei mio Figlio, in te mi sono compiaciuto».

d.G.

EPIFANIA 2023 – ANNUNCIO DELLA PASQUA

Fratelli carissimi,
la gloria del Signore si è manifestata
e sempre si manifesterà in mezzo a noi
fino al suo ritorno.
Nei ritmi e nelle vicende del tempo
ricordiamo e viviamo i misteri della salvezza.
Centro di tutto l’anno liturgico

è il Triduo del Signore crocifisso, sepolto e risorto,
che culminerà nella domenica di Pasqua, il 9 aprile.

In ogni domenica, Pasqua della settimana,
la Santa Chiesa rende presente questo grande evento
nel quale Cristo ha vinto il peccato e la morte.

Dalla Pasqua scaturiscono tutti i giorni santi:
le Ceneri, inizio della Quaresima, il 22 febbraio;
l’Ascensione del Signore, il 21 maggio;

la Pentecoste, il 28 maggio;
la prima domenica di Avvento, il 3 dicembre.
Anche nelle feste della santa Madre di Dio, degli apostoli, dei santi

e nella Commemorazione dei fedeli defunti,
la Chiesa pellegrina sulla terra proclama la Pasqua del suo Signore.
A Cristo, che era, che è e che viene,
Signore del tempo e della storia,
lode perenne nei secoli dei secoli. Amen.


MARIA SANTISSIMA MADRE DI DIO

MARIA SANTISSIMA MADRE DI DIO

Solennità - 1° gennaio 2023

Iniziamo l’anno nuovo incontrando, insieme con i pastori, ‘Maria e Giuseppe e il Bambino’.
Ci stupiamo con ‘tutti coloro che udivano le cose dette dai pastori’, e guardiamo ‘Maria che custodisce tutte queste cose, meditandole nel suo cuore’.
La ‘Madre di Gesù’ ha generato l’umanità del Figlio di Dio: per questo la riconosciamo come vera Madre di Dio.
La invochiamo come Madre della nuova umanità, nella ricerca della pace e nella fraternità tra popoli e persone, come ci invita il Papa nel messaggio per questa giornata. 

Grazie!

In occasione del Natale, molti si sono spesi, nella Comunità,
per la buona preparazione e celebrazione della Festa:

LE SUORE, I CANTORI E L’ORGANISTA, LE SIGNORE DELLE PULIZIA DELLA CHIESA,
LE CATECHISTE CHE HANNO PREPARATO IL MERCATINO DI NATALE IN CHIESA
E IN PIAZZA REPUBBLICA, LE FAMIGLIE CHE HANNO CONTRIBUITO
ECONOMICAMENTE ALLE NECESSITA’ DELLA CHIESA.

A tutti vada, indistintamente, da parte di noi Sacerdoti e dell’intera
Comunità, un sentito ringraziamento per la loro opera e per il loro prezioso e indispensabile contributo!
Senza il loro supporto, il loro  entusiasmo e la loro presenza, non potremmo infatti
definirci una Comunità e senza essere una comunità non potremmo
vivere la fede e la missione che Cristo stesso ha affidato alla sua Chiesa.

Venerdì 6 gennaio
Epifania del Signore

SS.Messe
San Bartolomeo
ore 8,30 – 10,30 – 18.00

Mea
ore 9.00
Ca’Cappellino
ore 11.00

Nella Chiesa
delle Clarisse

L’incontro con il Messia
riempie il nostro cuore di pace,
stare davanti a Lui in silenzio
ci trasforma e ci rimette in cammino.

Ecco una opportunità:

 Sabato 31 dicembre 

      ore 22,30 Adorazione
ore 23,15 Ufficio delle Letture

Maria meditava queste cose nel suo cuore

Maria che nell’annunciazione aveva fatto posto al figlio di Dio nel suo cuore prima che nel suo grembo, vive la sua maternità con un atteggiamento di profonda e silenziosa unione con il figlio appena nato: Maria custodiva tutte queste cose meditandole nel suo cuore. Maria ascolta con attenzione quanto i pastori dicono del bambino che ha dato alla luce: è il Salvatore, il Cristo Signore, il Messia uscito dalla discendenza di Davide. Maria ascolta le parole dei pastori e continua a crescere in quella fede che la cugina Elisabetta aveva elogiato: Beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto. Maria «medita» e approfondisce nel silenzio l’esperienza che sta vivendo. Il suo meditare è un continuo rinnovare il «sì» a Dio pronunciato nell’annunciazione: Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola.
Dio, che si è fatto uomo in Maria grazie al suo «sì» pronto e generoso, oggi continua a «farsi uomo» in ciascuno di noi, continua a essere presente nel mondo grazie anche alla nostra collaborazione. A noi il compito di imitare Maria dicendo il nostro «sì» a Dio ogni giorno, cercando di conformarci sempre più alla sua volontà. Il vangelo ci dice che Maria era attenta alle meraviglie che Dio operava. Sapremo anche noi, come lei, scoprire i segni dell’amore di Dio e ringraziarlo del suo operato e offrirci a lui per diventare suoi collaboratori?
Oggi si celebra la giornata mondiale della pace; pace che purtroppo non ha abitato il tempo che è trascorso, né domina su quello presente (Ucraina, e non solo). Quanto al futuro, abbiamo solo domande senza risposta. Di fronte all’attuale situazione mondiale ci accomuna un terribile senso di impotenza. Che fare? Ognuno di noi è chiamato a portare il suo contributo alla pace pregando e domandando al Signore che l’odio e la violenza cedano il passo all’amore e al perdono. È necessario essere uomini e donne di pace, persone che sanno perdonare, dimenticare, spegnere i bollori di gente troppo focosa, far ragionare; persone che si lasciano pervadere da sentimenti di pazienza e servizio. Solo così offriremo il nostro contributo alla costruzione di una umanità nuova, unita nella vera pace.

d.G.

Nessuno può salvarsi da solo.
Ripartire dal Covid-19 per tracciare insieme sentieri di pace

«Riguardo poi ai tempi e ai momenti, fratelli, non avete bisogno che ve ne scriva; infatti sapete bene che il giorno del Signore verrà come un ladro di notte» (Prima Lettera di San Paolo ai Tessalonicesi 5,1-2).

  1. Con queste parole, l’Apostolo Paolo invitava la comunità di Tessalonica perché, nell’attesa dell’incontro con il Signore, restasse salda, con i piedi e il cuore ben piantati sulla terra, capace di uno sguardo attento sulla realtà e sulle vicende della storia. Perciò, anche se gli eventi della nostra esistenza appaiono così tragici e ci sentiamo spinti nel tunnel oscuro e difficile dell’ingiustizia e della sofferenza, siamo chiamati a tenere il cuore aperto alla speranza, fiduciosi in Dio che si fa presente, ci accompagna con tenerezza, ci sostiene nella fatica e, soprattutto, orienta il nostro cammino….
  2. Il Covid-19 ci ha fatto piombare nel cuore della notte, destabilizzando la nostra vita ordinaria, mettendo a soqquadro i nostri piani e le nostre abitudini, ribaltando l’apparente tranquillità anche delle società più privilegiate, generando disorientamento e sofferenza, causando la morte di tanti nostri fratelli e sorelle.

Assieme alle manifestazioni fisiche, il Covid-19 ha provocato, anche con effetti a lungo termine, un malessere generale che si è concentrato nel cuore di tante persone e famiglie, con risvolti non trascurabili, alimentati dai lunghi periodi di isolamento e da diverse limitazioni di libertà….

  1. Al tempo stesso, nel momento in cui abbiamo osato sperare che il peggio della notte della pandemia da Covid-19 fosse stato superato, una nuova terribile sciagura si è abbattuta sull’umanità. Abbiamo assistito all’insorgere di un altro flagello: un’ulteriore guerra, in parte paragonabile al Covid-19, ma tuttavia guidata da scelte umane colpevoli. La guerra in Ucraina miete vittime innocenti e diffonde incertezza, non solo per chi ne viene direttamente colpito, ma in modo diffuso e indiscriminato per tutti, anche per quanti, a migliaia di chilometri di distanza, ne soffrono gli effetti collaterali – basti solo pensare ai problemi del grano e ai prezzi del carburante….
  2. Cosa, dunque, ci è chiesto di fare? Anzitutto, di lasciarci cambiare il cuore dall’emergenza che abbiamo vissuto, di permettere cioè che, attraverso questo momento storico, Dio trasformi i nostri criteri abituali di interpretazione del mondo e della realtà….


Natale

NATALE

25 dicembre 2022

EMMANUELE DIO CON NOI

BUON NATALE di GESU’

che viene a fare nuova la nostra vita e tutta l’umanità.

Sia un Natale all’insegna della sobrietà e dell’umiltà,
mantenendo lo spirito della festa e la tradizione dei regali,
ma con il cuore e lo sguardo alla popolazione ucraina quest’anno al buio,
al freddo, a combattere con la fame e l’assenza di cure mediche.

“Natale sì, ma con gli ucraini nel cuore”.

AUGURI DI BUON NATALE A TUTTI

 Don Alfonso, don Gastone e le Suore

SABATO 31 dicembre 2022

San Bartolomeo ore 18.00

S. Messa di ringraziamento
con il canto del Te Deum

DOMENICA 1 gennaio 2023

Maria SS.ma Madre di Dio

SS.. Messe

San Bartolomeo ore: 8,30; 10,30;
18.00 con il canto del Veni Creator

Mea ore 9.00
Ca’ Cappellino ore 11.00

Nella Chiesa delle Clarisse

Sabato 31 dicembre

ore 22,30 Adorazione
ore 23,15 Ufficio delle Letture

Domenica 1 gennaio

ore 7,25 Lodi
ore 8,00 S. Messa
ore 17,30 Secondi Vespri

È nato per noi

Il Natale ci dona la gioia di poter riascoltare la lieta notizia che, una notte lontana nel tempo ma vicina al cuore di ognuno di noi, un angelo del Signore rivolse ai pastori: Oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. È una lieta notizia anche per noi, perché anche noi facciamo parte del popolo al quale è rivolto questo annuncio. In questo bambino, nato nella povertà, si rivela la gloria di Dio, il volto di un Dio che si fa’ uomo. Con l’incarnazione del Figlio di Dio, la traiettoria di Dio si è incontrata con l’uomo, e ha dato origine a un abbraccio che non avrà mai fine.
Le parole dell’angelo spingono i pastori a mettersi in cammino: Andiamo dunque fino a Betlemme, vediamo questo avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere. Accogliere l’annuncio del Natale significa interessarsi di ciò che è accaduto e «andare e vedere». La meta del cammino dei pastori è una realtà paradossale: il Messia lungamente atteso ha le sembianze di un bambino avvolto in fasce e deposto in una mangiatoia. Il mistero del Natale è proprio questo: il Figlio di Dio nasce in una stalla, atteso e accolto da gente semplice come i pastori, rifiutato o ignorato dai grandi del suo popolo. La pace, la giustizia, la salvezza vengono da un bambino che non ha avuto neppure una casa per nascere. Colui che era fin da principio, colui senza il quale nulla è stato fatto di ciò che esiste è nato nella più grande povertà. In questo modo Dio ha dato speranza agli ultimi, a quelli che non contano. Ha dato una speranza a tutti, anche a noi: perché non tutti possono essere ricchi, forti, sapienti, ma tutti se vogliono possono essere umili.
La conseguenza del cammino dei pastori è diventare testimoni del bambino incontrato. Dal Natale si sprigiona un forte slancio missionario. Fu così per i pastori: E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro, e deve essere così anche per noi. Se si accoglie la lieta notizia del Natale non è possibile trattenere per sé questo annuncio di gioia. Il cristiano deve rivolgere a tutti l’invito: «Venite e vedete», non solo con la parola ma soprattutto con una vita coerente con il vangelo, e quindi luminosa e attraente perché ispirata dall’amore verso chi è povero, solo, anziano, sofferente, straniero, malato e umiliato.

d.G.

Sabato 24 Dicembre
Vigilia di Natale

Ca’ Cappellino: ore 21.00 Santa Messa della Notte Santa
San Bartolomeo: ore 23.30 Veglia di Natale con Canti e Letture

ore 24.00 Santa Messa della Notte di Natale

Domenica 25 dicembre
SANTO NATALE

San Bartolomeo ore 8.30; 10.30; 18.00

Mea ore 9.00   Ca’ Cappellino  ore 11.00

Lunedì 26 dicembre
Santo Stefano

S.S. San Bartolomeo ore 10,30;  18.00

Sabato 31 dicembre

San Bartolomeo ore 18,00
Santa Messa di ringraziamento
con il canto del Te Deum

Domenica 1 gennaio 2023
Maria SS.ma Madre di Dio

Sante Messe: San Bartolomeo
ore 8.30; 10.30;

18.00 con il Veni Creator

Mea ore 9.00 – Ca’Cappellino ore 11.00

Venerdì 6 gennaio
Epifania del Signore

Sante Messe: San Bartolomeo
ore 8.30; 10.30; 18.00

Mea ore 9.00 –  Ca’ Cappellino ore 11.0


DOMENICA IV^ DI AVVENTO

Domenica IV^ di Avvento

18 dicembre 2022

NATALE 2022

Carissimi,

mi permetto di entrare nelle vostre case per porgervi gli auguri di Buon Natale.
Tra le tante notizie che ci turbano e ci rattristano,  l’annuncio della nascita di Gesù, Principe della pace, ci fa sussultare di  gioia perché ci rivela quanto Dio ci ama ed è interessato a noi.
Questo ci permette di uscire dalle nostre paure, e ci spinge a manifestare con le opere e con la vita questa speranza che non delude.
Saluto con affetto gli ammalati e gli anziani, le persone segnate da prove e difficoltà, le famiglie, i giovani e i bambini.
Possiate incontrare il volto di Gesù, nel volto di tanti fratelli.

Don Alfonso con don Gastone e le Suore

PER RICONOSCERE E ACCOGLIERE GESU’

Il Figlio di Dio non cade improvvisamente dal cielo, ma si introduce nella vita di chi lo attende, lo accoglie e lo presenta al mondo.
E’ il compito di Maria e Giuseppe, dei primi discepoli e di tanti uomini e donne nel mondo.
Apriamo gli occhi a riconoscere Gesù e il cuore ad accoglierlo.
Quando Gesù vive in noi e noi viviamo di Lui, attraverso noi Egli può incontrare altre persone, donando consolazione e salvezza.
Prepariamo il Natale in famiglia, nel lavoro, tra gli amici, con la liturgia, la testimonianza, la carità, e tutti i segni del Natale.

CONFESSIONE NATALIZIA

“..Lo scorso 22 novembre ci siamo incontrati con i vescovi del Triveneto. Tutti i vescovi si sono trovati concordi nell’affermare che è terminato quel tempo eccezionale che giustificava  la scelta di celebrazioni penitenziali con l’assoluzione generale. Torniamo quindi alla prassi della confessione individuale già da questo Avvento.
Resta in vigore l’attenzione prudenziale di confessare in luoghi spaziosi. Vorrei raccomandare a voi sacerdoti la disponibilità per le confessioni indicando anche degli orari che favoriscano i fedeli soprattutto con l’avvicinarsi delle feste natalizie”  

Vescovo Giampaolo

Celebrazione penitenziale
Giovedì 22  ore 18.30

Parrocchia
San Bartolomeo

Nelle celebrazioni penitenziali
saranno presenti diversi sacerdoti


I sacerdoti sono disponibili
anche nella Vigilia di Natale.

* * *

Nella Chiesa di Scalon
Celebrazione penitenziale
martedì 20 ore 20.45

Il cammino dell’Avvento

“E il Verbo si è fatto carne”

Incontro del Vangelo

Ogni venerdì
alle ore 20,45,

in canonica,

Perché la Parola del Signore
diventi carne anche nella nostra vita.

* * *

Novena di Natale

da Venerdì 16 dicembre
è iniziata la Novena di Natale.

Sono i nove giorni che aiutano,
attraverso il canto e le letture,
a preparare il Natale del Signore.
Ci diamo appuntamento alla messa
delle 18,00 per vivere insieme
questo grande momento.

Giuseppe, uomo giusto

Giuseppe, protagonista della pagina evangelica di questa domenica, accoglie il compito che Dio gli affida nella storia della salvezza e diviene esempio di servizio umile e disinteressato. La sua figura aiuta a capire che l’intervento di Dio nella vita dell’uomo non sempre è compreso. Dio entra nella vita di Giuseppe e la sconvolge. La sua prudenza e saggezza non bastano più, non sa cosa fare e sceglie la soluzione che in quel momento gli appare più logica, licenziare Maria in segreto. Ma Dio interviene, chiarisce la situazione e, come conseguenza, Giuseppe prende con sé Maria. È il tipico esempio di come la grandezza di Dio, quando tocca l’uomo da vicino, lo obbliga a lasciare che piani, progetti e valutazioni siano rifatte secondo il criterio di Dio. Certo l’intervento di Dio porta a Giuseppe dolore, perplessità e dramma. Quando però ci si lascia guidare da Dio si comprende che il suo disegno è di gran lunga migliore del nostro. Anche a noi è chiesto di essere disponibili e pronti ad accogliere la volontà del Signore, capaci di leggere alla luce della fede ogni momento della nostra vita, anche quelli duri e difficili, avendo la certezza che Dio vuole solo il nostro bene.
E come per Giuseppe, anche a noi, è chiesto di collaborare alla realizzazione del progetto salvifico di Dio, in modo che ogni persona possa sperimentare che Gesù è davvero l’Emmanuele, il Dio con noi. Le nostre parole e azioni possono rendere viva ed efficace la parola di Dio che, se lasciata «chiusa» nella Bibbia, può diventare lettera morta.
Oggi il Signore parla con la nostra voce, aiuta con le nostre mani, ama con il nostro cuore. Il Signore ha bisogno della nostra collaborazione anche in compiti di secondo piano, anche in compiti da svolgere nell’ombra, come avvenne per Giuseppe. La disponibilità e umiltà di Giuseppe è una grande lezione per l’uomo di oggi spesso malato di protagonismo, orgoglio e superbia. Ognuno di noi può rendere viva e visibile la persona di Gesù, testimoniando con semplicità e umiltà il suo stile di vita contrassegnato dall’obbedienza al Padre e dall’amore verso ogni uomo.

d.G.

FESTE  del  Santo  NATALE

Sabato 24 Dicembre
Vigilia di Natale

Ca’ Cappellino: ore 21.00 Santa Messa della Notte Santa
San Bartolomeo: ore 23.30 Veglia di Natale con Canti e Letture

ore 24.00 Santa Messa della Notte di Natale

Domenica 25 dicembre
SANTO NATALE

San Bartolomeo ore 8.30; 10.30; 18.00

Mea ore 9.00   Ca’ Cappellino  ore 11.00

Lunedì 26 dicembre
Santo Stefano

S.S. San Bartolomeo ore 10,30;  18.00

Sabato 31 dicembre

 San Bartolomeo ore 18,00
Santa Messa di ringraziamento
con il canto del Te Deum

Domenica 1 gennaio 2023
Maria SS.ma Madre di Dio

Sante Messe: San Bartolomeo
ore 8.30; 10.30;

18.00 con il Veni Creator

Mea ore 9.00 – Ca’Cappellino ore 11.00

Venerdì 6 gennaio
Epifania del Signore

Sante Messe: San Bartolomeo
ore 8.30; 10.30; 18.00

Mea ore 9.00 –  Ca’ Cappellino ore 11.0


DOMENICA III^ DI AVVENTO

Domenica III^ di Avvento

11 dicembre 2022

Sei tu colui che deve venire?

Una domanda che ci prende “Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?”
E’ Gesù il Salvatore che attendiamo?
E’ di Lui che abbiamo bisogno, mentre desideriamo la pace, la stabilità della speranza, la bellezza e la felicità della vita?
Nel dramma e nel deserto del mondo, Gesù è venuto, Gesù viene.
Scrutiamo ogni giorno i segni della sua presenza e della salvezza che egli opera.
Domandiamo l’umiltà di riconoscerlo.
Partecipiamo al cammino di Avvento nella preghiera, nella parola di Dio, nella carità, nella fedeltà alla nostra vocazione, con la compagnia della Chiesa.

Novena di Natale

 Venerdì 16 iniziamo la Novena di Natale.

Sono i nove giorni che aiutano, attraverso il canto e le letture, a preparare il Natale del Signore.
Ci diamo appuntamento alla messa delle 18 per vivere insieme questo grande momento.

Il cammino dell’Avvento

“E il Verbo si è fatto carne”

Incontro del Vangelo

Ogni venerdì
alle ore 20,45,

in canonica,

Perché la Parola del Signore
diventi carne anche nella nostra vita.

* * *

Nella Chiesa del Monastero

Domenica 18 Dicembre
ore 20,30
viviamo nell’Avvento
un tempo in adorazione

Domenica 18 dicembre

 Pranzo con i ragazzi
e i genitori del catechismo

ore 10,30
S. Messa

ore 12,30
pranzo presso la
Corte S.S. Angeli – Ca’Cappello

* * *

Ringraziamento
Ringraziamo tutte le persone che collaborano
in diversi modi alle necessità
della nostra Chiesa

Dio viene a salvarci

Il vangelo ripropone – anche questa domenica – la figura di Giovanni Battista. I profeti e lo stesso Giovanni Battista avevano descritto i tempi messianici come giorni d’ira e giudizio. Gesù si presenta invece come portatore di bontà e perdono, pieno di misericordia verso tutti. Di fronte a questo comportamento sorgono delle perplessità. Giovanni Battista, che è in prigione, sente parlare dell’attività di Gesù e si domanda se sia lui il Messia atteso. Gli invia quindi i discepoli a chiedergli: Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro? I discepoli non devono rispondere con un sì o un no, ma raccontare al loro maestro le parole e azioni di Gesù. Giovanni sarà allora in grado di trarre le sue conclusioni. Le opere che Gesù compie sono le opere che Dio aveva annunciato per mezzo dei profeti. Esse testimoniano che Gesù è il Messia e che non occorre aspettarne un altro.
Il comportamento di Gesù, caratterizzato da bontà e misericordia, sembrava – almeno in apparenza – non accordarsi con la predicazione austera del Battista, che aveva presentato il Messia come colui che avrebbe tagliato gli alberi infruttuosi e bruciato la pula con il fuoco della collera divina. Di fronte all’agire di Gesù, Giovanni deve riconoscere che il disegno di Dio è diverso da quello che aveva immaginato. L’agire di Dio sorprende e va oltre gli schemi dentro i quali si tenta di fissarlo e rinchiuderlo. La Parola di Dio è dinamica, ha sempre qualcosa di nuovo da dire. Beato, quindi, colui che non si scandalizza per l’agire di Dio, anche se va al di là dei nostri schemi.
Dopo aver indicato i termini in base ai quali è possibile dare un giudizio su di lui (i miracoli, le Scritture), Gesù esprime il suo giudizio sul Battista. La grandezza di Giovanni sta nell’aver accettato il compito di rendere testimonianza a Gesù. Sta qui tutto il significato dell’eccezionale grandezza di Giovanni, ma questo è anche il compito di ogni credente, di ciascuno di noi: rendere testimonianza a Gesù con la nostra vita.

d.G.

Catechisti: formarsi per formare

Il Corso di formazione per i catechisti è stato un’occasione proficua sia dal punto di vista della riflessione personale che da quello del servizio che siamo chiamati a svolgere come catechisti e come cristiani. Il porci di fronte al tema della vita spirituale e in particolare della preghiera, ci ha fatto molto riflettere, tanto da far mettere in discussione il nostro modo di concepire questo dialogo con Dio. Infatti, presi dai molti impegni, ci troviamo spesso a pregare frettolosamente, senza dare il giusto peso a questo rapporto col Signore. Per quanto concerne il servizio ai nostri ragazzi siamo invitati a trasmettere loro la bellezza di rivolgersi a Dio sempre: nei momenti belli, in quelli tristi, per ringraziare e per chiedere perdono. In altre parole, usando un’espressione di papa Francesco, “la preghiera è il respiro della vita” senza la quale non saremmo in grado di far nulla e che amplifica la propria forza se condivisa con la comunità intera. A conclusione del cammino di formazione, abbiamo celebrato il rito del mandato, presieduto dal nostro vescovo Giampaolo, che ci ha fatto gustare la preghiera del Padre Nostro sotto una luce intensa; le sue parole ci hanno fatto comprendere la profondità di questa preghiera insegnataci da Gesù. Mi sento di rivolgere un grazie di cuore al nostro Pastore e ai nostri sacerdoti per l’opportunità che ci hanno donato. Ora tocca a noi catechisti far tesoro di quello che abbiamo ricevuto e far fiorire nei nostri bambini e ragazzi la gioia di pregare.


DOMENICA II^ DI AVVENTO

Domenica II^ di Avvento

4 dicembre 2022

UN NUOVO GERMOGLIO

Veniamo richiamati e stimolati da un ‘profeta’ come Giovanni Battista, con decisione e asprezza, per raddrizzare il nostro desiderio e la nostra domanda.
Che cosa possiamo desiderare e domandare se non Cristo e la sua presenza nella nostra vita?
Senza farci vincere dalla presunzione di essere cristiani già a posto (Abbiamo Abramo per padre…); e senza rassegnarci a vivere al ribasso.
La nostra fede può rifiorire con un nuovo germoglio nella preghiera, nella familiarità con la parola di Dio, nella compagnia cristiana della Chiesa, nella carità e nella missione.

Mercatino di Natale 

È allestito in Chiesa, è opera delle catechiste dei ragazzi e di diverse mamme
che sono state coinvolte, è il desiderio di compiere un atto di carità.
Le ringraziamo per la testimonianza, mentre rivolgiamo alle loro opere tutta la nostra attenzione.

Giovedì 8 dicembre

 Solennità
dell’ IMMACOLATA

L’orario delle S.S. Messe
è quello festivo

Il cammino dell’Avvento

“E il Verbo si è fatto carne”

Incontro del Vangelo

Ogni venerdì
alle ore 20,45,

in canonica,

Perché la Parola del Signore
diventi carne anche nella nostra vita.

* * *

Nella Chiesa del Monastero

Sabato 10 dicembre
ore 20,30

serata in ascolto
di testi e brani musicali

Convertitevi, il regno dei cieli è vicino

Il forte appello di Giovanni Battista alla conversione caratterizza questa seconda domenica di Avvento: Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino! Il Messia promesso e annunciato dai profeti è vicino ma, perché la sua venuta sia fonte di salvezza, occorre convertirsi, ritornare al Signore. Un esempio di conversione, prima ancora che dalle sue parole, viene dalla persona stessa del Battista. Egli insegna a trasformare la propria vita in un «deserto», cioè in un luogo libero e disponibile nel quale Dio possa incontrarsi con noi. Nel deserto, il Battista predica e battezza; nel deserto, le folle accorrono confessando i propri peccati e ricevendo il suo battesimo, segno di penitenza e conversione. Il deserto, durante il cammino dell’esodo, è stato per Israele il luogo della fatica, della tentazione, dell’infedeltà, ma anche il luogo della scoperta di Dio, del dono dell’alleanza.
Il Battista, inoltre, insegna a «vivere con sobrietà», a mantenere un certo distacco dalle cose. Per lui, questo voleva dire vestire pelli di cammello e nutrirsi di cavallette e miele selvatico; per noi questo è un invito a compiere scelte di vita un po’ meno condizionate dal consumismo, per dire di chi veramente ci fidiamo, e che si può vivere bene e sereni anche con poche cose, condividendo con i fratelli quello che abbiamo.
Per spingere alla conversione, il Battista insiste sul tema del giudizio, parla di ira imminente e afferma che la scure è già posta alla radice degli alberi. Conversione significa mettersi in linea con il messaggio del vangelo, significa rientrare in noi stessi e verificare, con sincerità e verità, se siamo sulla strada giusta o se dobbiamo portare variazioni di rotta al cammino della nostra vita. Convertirsi significa imparare a fare un po’ di silenzio in noi stessi, mettersi davanti al Signore e of­frirgli, ogni giorno, la nostra vita; significa dare un’anima alle cose che facciamo, affinché siano gesti ricchi di vero amore cristiano, tappe significative del cammino verso la pienezza della Vita.

 d.G.

Percorso Fidanzati

in preparazione alla celebrazione
del Sacramento del Matrimonio
nel nostro vicariato di Loreo:

di venerdì sera, alle ore 21,

4, 11, 18, 25 novembre 2022
nella parrocchia di Scalon;

di sabato sera ore 21

14, 21, 28 gennaio
4, 11, 18, 25 febbraio 2023
nella parrocchia di Taglio di Po;

al mercoledì sera ore 21

1, 8, 15, 22, 29, marzo
19, 26 aprile 2023
nella Parrocchia di Loreo.

Cari presbiteri e diaconi,
oggi inizia li tempo di Avvento, una nuova tappa del nostro santo viaggio alla sequela di Gesù e nel servizio come pastori e servi del gregge che Dio ci ha affidato.

Buon viaggio a ciascuno di voi e a tutto il presbiterio, in particolare ai confratelli anziani e a quelli malati.
Ho pensato che potrebbe essere utile attivare un piccolo collegamento tra noi che chiamo semplicemente “lettera diocesana”.

Vorrei ogni tanto scrivervi per condividere alcune notizie, sottolineare aspetti della vita pastorale che sento importanti, rinforzare la comunione tra noi.
Non voglio sostituire le comunicazioni che vi arrivano dal vicario generale dal delegato della pastorale, ma mettere in evidenza alcuni temi che mi stanno a cuore. Mi rendo conto che il Vescovo da solo non può andare da nessuna parte se i preti e i diaconi non sono con lui, o meglio se non andiamo insieme sulla stessa strada.
Ecco quanto oggi vorrei condividere con voi.

1. IL CAMMINO SINODALE.

La prossima settimana ci incontreremo con l’équipe che già loscorsoanno ha accompagnato il cammino sinodale e metteremo insieme alcune indicazioni operative. Nel frattempo ricordo che siamo tutti impegnati nella tappa dell’ascoltoattorno ai quattro “cantieri di Betania” indicati nella mia Lettera pastorale.
In particolare ricordo l’incontro del Vescovo con i Consigli pastorali e gli altri operatori che vorrei fare in ogni unità pastorale (CP e operatori di tutte le parrocchie insieme) e in ogni parrocchia che non fosse parte di una unità pastorale. Le indicazioni e le domande per prepararsi all’incontro sono scritte nella Lettera. Ricordo che quest’anno non ci sono decisioni da prendere, ma siamo chiamati ad attivare un ascolto che aiuti noi e i nostri operatori pastorali a diventare consapevoli delle questioni che sono in gioco e camminare versodelle scelte che siano sinodali.
Benché parte del cammino della Chiesa italiana, i cantieri di Betania sembrano pensati proprio per noi e sono strettamente collegati tra loro: 1) l’ascolto di chi si è allontanato; 2) le relazioni; 3) al formazione e il servizio. Il quarto cantiere sulle “parrocchie sinodali” è la logica conseguenza dei primi tre ed è proprio mettendo a fuoco i primi tre che sorge la domanda sulle strutture pastorali che dovrebbero essere ripensate per realizzare meglio i primi tre cantieri.
Quando siete pronti potete chiedere l’incontro col Vescovo e così lo mettiamo in agenda.

2. IL SACRAMENTODELLA PENITENZA NELLA TERZA FORMA.

Lo scorso 2 novembre ci siamo incontrati a Zelarino con i vescovi del Triveneto. Tutti i vescovi si sono trovati concordi nell’affermare che è terminato quel tempo eccezionale che giustificava la scelta di celebrazioni penitenziali con l’assoluzione generale. Torniamo quindi alla prassi della confessione individuale già da questo Avvento.
Resta in vigore l’attenzione prudenziale di confessare in luoghi spaziosi oppure, nel caso si usasse il confessionale, di usare la mascherina e di tenere aperte le porte per favorire il ricambio dell’aria.
Vorrei raccomandare a tutti voi qualcosa che sono certo già fate: la disponibilità per le confessioni indicando anche degli orari che favoriscano i fedeli soprattutto con l’avvicinarsi delle feste natalizie.

3. INDICAZIONI PER PREVENIRE LI CONTAGIO DA COVID- 19.

Come sapete la Chiesa italiana nei mesi scorsi non ha consegnato decreti ma solo indicazioni prudenziali. Ecco alcune indicazioni condivise anche con gli altri vescovi del Triveneto:

– Le mascherine in chiesa non sono più obbligatorie. Il presbitero e i ministri dell’ Eucaristia si igienizzino le mani e la indossino per la distribuzione dell’Eucaristia;
– Continuiamo a dare la comunione in mano. Coloro che chiedono di riceverla in bocca possono riceverla purché si mettano al termine della fila dopo che tutti gli altri si sono comunicati:
– È bene lasciare ancora alle porte della chiesa i dispenser per igienizzare le mani. Non è più necessario igienizzare i banchi al termine di ogni celebrazione;
– È possibile riprendere a usare le acquasantiere con l’acqua benedetta;
– Per la catechesi e gli incontri formativi possiamo seguire le indicazioni delle scuole. Se, per esempio, in una scuola del paese scatta l’obbligo della mascherina a motivo della crescita dei contagi, è bene che anche in parrocchia ci sia la stessa attenzione.