2^ DOMENICA DI QUARESIMA
2^ DOMENICA DI QUARESIMA
25 febbraio 2024

UNA VITA TRASFIGURATA
Ci sembra strano, in Quaresima, salire sul monte della Trasfigurazione.
Gesù, che ci chiama a seguirlo portando la nostra croce, ci vuole con sè nello splendore e nella gioia: ci tratta come tratta i suoi tre amici più cari.
La fede è stare con Gesù nel momento della gioia e nel tempo della fatica e sofferenza.
Gesù trasfigura le nostre giornate, in qualsiasi condizione ci troviamo.
Anche la prova più dura, come quella di Abramo chiamato a riconsegnare il Figlio, diventa via di salvezza.
VENERDI’ 1° MARZO ALLE ORE 21,00
NELLA SALA DELLE OPERE PARROCCHIALI
Incontro con il fondatore dell’Associazione
“La Mongolfiera”
“L’accoglienza della vita nasce dalla gratitudine”
Data l’importanza dell’incontro, l’invito è rivolto a tutti!
In ogni venerdì di Quaresima
fino al Venerdì Santo, ogni fedele
è tenuto all’astinenza delle carni.
Ogni venerdì in Chiesa
alle ore 17,30 si tiene la Via Crucis
E’ iniziato il percorso di
preparazione al matrimonio
giovedì 29 febbraio alle ore 20,45
presso le Opere Parrocchiali
* * *
Su Nuova Scintilla di questa
settimana invitiamo a leggere:
> La morte di Navalny
> La questione natalità
> verso una nuova Romea
* * *
Il Centro Missionario Diocesano
ci invita
all’Adorazione presso le Clarisse
giovedì 7 marzo alle ore 21
* * *
Colletta nazionale a sostegno
degli interventi umanitari
e per i progetti di pace e
di riconciliazione in Terra Santa.
Abbiamo raccolto nella nostra
Unità Pastorale € 448,55.
MESSAGGIO DEL SANTO PADRE FRANCESCO
PER LA QUARESIMA 2024
Attraverso il deserto Dio ci guida alla libertà
Cari fratelli e sorelle!
L’esodo dalla schiavitù alla libertà non è un cammino astratto. Affinché
concreta sia anche la nostra Quaresima, il primo passo è voler vedere
la realtà. Quando nel roveto ardente il Signore attirò Mosè e gli parlò,
subito si rivelò come un Dio che vede e soprattutto ascolta: «Ho osservato
la miseria del mio popolo in Egitto e ho udito il suo grido a causa
dei suoi sovrintendenti: conosco le sue sofferenze. Sono sceso per liberarlo
dal potere dell’Egitto e per farlo salire da questa terra verso
una terra bella e spaziosa, verso una terra dove scorrono latte e miele
» (Es 3,7-8). Anche oggi il grido di tanti fratelli e sorelle oppressi arriva
al cielo. Chiediamoci: arriva anche a noi? Ci scuote? Ci commuove?
Molti fattori ci allontanano gli uni dagli altri, negando la fraternità
che originariamente ci lega.
Nel mio viaggio a Lampedusa, alla globalizzazione dell’indifferenza ho
opposto due domande, che si fanno sempre più attuali: «Dove
sei?» (Gen 3,9) e «Dov’è tuo fratello?» (Gen 4,9). Il cammino quaresimale
sarà concreto se, riascoltandole, confesseremo che ancora oggi
siamo sotto il dominio del Faraone. È un dominio che ci rende esausti
e insensibili. È un modello di crescita che ci divide e ci ruba il futuro.
La terra, l’aria e l’acqua ne sono inquinate, ma anche le anime ne vengono
contaminate. Infatti, sebbene col battesimo la nostra liberazione
sia iniziata, rimane in noi una inspiegabile nostalgia della schiavitù. È
come un’attrazione verso la sicurezza delle cose già viste, a discapito
della libertà. (continua)

Ascoltatelo!
L’episodio della trasfigurazione ha lo scopo di sostenere la fede dei discepoli che non riescono ad accettare il cammino di Gesù verso la passione, e offre allo stesso tempo una anticipazione della gloria della risurrezione. Nel momento centrale della trasfigurazione una voce dal cielo, come nel racconto del battesimo, rivela l’identità di Gesù e invita i discepoli a fidarsi di lui: Ascoltatelo! Nella visione intervengono anche Elia e Mosè, simboli della «profezia e della legge», e quando la luce scompare rimane solo Gesù. Sta proprio qui la novità da capire: Gesù è l’unico che conta, il passato (= la legge e i profeti) è alle spalle, il presente e il futuro appartengono solo a Gesù. Ormai bisogna ascoltare lui, fidarsi e affidarsi alla sua parola. Solo da Gesù viene la salvezza come proclamerà Pietro davanti al sinedrio: In nessun altro c’è salvezza; non vi è infatti, sotto il cielo, altro nome dato agli uomini, nel quale è stabilito che noi siamo salvati (At 4,12).
Quando i discepoli discendono a valle, Gesù ordina loro di tacere e mantenere questo silenzio fino al momento della risurrezione. L’imposizione del silenzio ricorda l’analoga consegna di Gesù alle persone che vengono da lui guarite. Come i miracoli anche la trasfigurazione rimane un «segno» che può essere capito solo alla luce della Pasqua.
La trasfigurazione ha sullo sfondo la croce: questo è stato il progetto di Dio per Gesù ed è anche il progetto di Dio per noi. Senza croce e senza affrontare la vita in modo che diventi obbedienza a Dio non ci sarà per noi trasfigurazione e risurrezione. Infine, la trasfigurazione avviene in un luogo appartato, su un alto monte: Dio non si sperimenta nell’attivismo di ogni giorno ma nel silenzio. Bisogna conquistare spazi di silenzio per entrare in noi stessi e ascoltare il Signore che parla. La Quaresima che stiamo vivendo è il tempo favorevole per fare questo.
d.G.
1^ DOMENICA DI QUARESIMA
1^ DOMENICA DI QUARESIMA
18 febbraio 2022
IL TUO VOLTO SIGNORE IO CERCO

QUARESIMA CON GESU’, NELLA CHIESA
Gesù in lotta contro Satana ci rappresenta tutti e ci apre la via per la vittoria sulle tentazioni che ci spingono al male.
Si rinnova per noi la speranza che il bene spenga i fuochi di cattiveria e di male che infiammano il mondo e bruciano il nostro cuore.
La vita cristiana si rinnova con la grazia del Battesimo, richiamata dal sacramento della confessione e rinvigorita dalla preghiera e dalle opere di carità.
Fedeli alle proposte della nostra comunità percorriamo il cammino della Quaresima verso Pasqua.
Invitiamo a porre particolare attenzione al programma “Quaresima 2024”
della nostra Parrocchia che ha come titolo:
“incontriamo i testimoni della fede”.
Tutti sono invitati a partecipare, in particolare
ci rivolgiamo ai genitori dei ragazzi del catechismo.
Colletta nazionale
18 febbraio 2024
a sostegno degli interventi
umanitari e per i progetti di pace
e di riconciliazione in Terra Santa
In ogni venerdì di Quaresima
fino al Venerdì Santo, ogni fedele
è tenuto all’astinenza delle carni.
Ogni venerdì in Chiesa
alle ore 17,30 si tiene la Via Crucis
Domenica 25 febbraio
alla messa delle 10,30
celebriamo la memoria del Battesimo
Invitiamo i genitori che in questi ultimi
anni hanno chiesto il Battesimo
per i loro figli ad essere presenti
con i loro bambini.
Il percorso di preparazione al matrimonio
inizia giovedì 22 febbraio
alle ore 20,45 presso
le nostre Opere Parrocchiali
Su Nuova Scintilla di questa
settimana invitiamo a leggere
a pag. 13 lo speciale
Visita ad Limina narrata
dal nostro Vescovo Giampaolo
Il Centro Missionario Diocesano
ci invita all’Adorazione presso le
Clarisse giovedì 7 marzo alle ore 21.
MESSAGGIO DEL SANTO PADRE FRANCESCO
PER LA QUARESIMA 2024
Attraverso il deserto Dio ci guida alla libertà
Cari fratelli e sorelle!
Quando il nostro Dio si rivela, comunica libertà: «Io sono il Signore,
tuo Dio, che ti ho fatto uscire dalla terra d’Egitto, dalla condizione servile
» (Es 20,2). Così si apre il Decalogo dato a Mosè sul monte Sinai. Il
popolo sa bene di quale esodo Dio parli: l’esperienza della schiavitù è
ancora impressa nella sua carne. Riceve le dieci parole nel deserto come
via di libertà. Noi li chiamiamo “comandamenti”, accentuando la
forza d’amore con cui Dio educa il suo popolo. È infatti una chiamata
vigorosa, quella alla libertà. Non si esaurisce in un singolo evento, perché
matura in un cammino. Come Israele nel deserto ha ancora
l’Egitto dentro di sé – infatti spesso rimpiange il passato e mormora
contro il cielo e contro Mosè –, così anche oggi il popolo di Dio porta in
sé dei legami oppressivi che deve scegliere di abbandonare. Ce ne accorgiamo
quando ci manca la speranza e vaghiamo nella vita come in
una landa desolata, senza una terra promessa verso cui tendere insieme.
La Quaresima è il tempo di grazia in cui il deserto torna a essere –
come annuncia il profeta Osea – il luogo del primo amore (cfr Os 2,16-
17). Dio educa il suo popolo, perché esca dalle sue schiavitù e sperimenti
il passaggio dalla morte alla vita. Come uno sposo ci attira nuovamente
a sé e sussurra parole d’amore al nostro cuore. (continua)

Quaresima: tempo di conversione
Ogni anno la prima domenica di Quaresima presenta il vangelo delle tentazioni per dirci che la vita è una prova e che, come ogni prova, può avere un esito positivo o negativo. La Parola di Dio presentandoci Gesù che riesce a vincere le tentazioni del demonio diventa un invito a entrare con lui in questa lotta per poter partecipare alla sua vittoria.
Subito dopo l’episodio delle tentazioni, l’evangelista Marco riassume la predicazione di Gesù con le parole: Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel vangelo. Per ottenere la salvezza siamo chiamati a un radicale cambiamento di vita, siamo chiamati a vivere una vita nuova. La salvezza è dono di Dio, è grazia, ma nello stesso tempo è anche vocazione, chiamata. Al dono di Dio deve fare riscontro l’impegno dell’uomo, all’iniziativa di Dio deve seguire la risposta dell’uomo. Siamo quindi chiamati a vivere questo tempo di grazia lasciandoci smuovere (convertitevi) e coinvolgere in questo annuncio (credete al vangelo).
Il cristiano vive tra il «già e il non ancora». Gesù ci ha già salvati, ma la salvezza che è venuto a portare non è ancora nostro possesso definitivo. Siamo in attesa del suo ritorno e proprio per questo chiamati a preparare l’incontro con lui. Il «passato» non ci appartiene più: quello che è stato rimane come memoria, ma non è più trattabile. Il «futuro» non ci appartiene se non come attesa e speranza. Ciò che è nelle nostre mani, ciò su cui possiamo qualcosa è il «presente», l’«oggi» che dobbiamo vivere con impegno. E proprio per questo la Quaresima ci invita alla preghiera, al digiuno e all’elemosina. La «preghiera» non è un moltiplicare le parole, ma sforzo paziente di rientrare in sé stessi per aprire il cuore al Signore e poterci incontrare con lui. Il «digiuno» non è dietetica, né simbolo della religione che proibisce, ma affermazione della provvisorietà della vita e segno di un’altra fame: la fame di Dio e della salvezza. L’«elemosina» infine manifesta la volontà di uscire da sé per incontrare l’altro, ed è vera non quando offre ciò che avanza, ma quando spartisce quello che c’è sopra il piatto.
d.G.
6^ DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO
6^ DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO
11 febbraio 2024

ACCOGLIENZA E CARITA’
Gesù accoglie il grido del lebbroso e lo risana toccandolo con la mano. E’ l’abolizione di ogni tabù e distanza, che è distanza del cuore e indifferenza, egoismo e solitudine. Il gesto di Gesù si sviluppa nella carità e nell’accoglienza di tanti cristiani, con ospedali, opere educative e assistenziali. Il cuore di tante persone si ridesta in tanti modi: in questi giorni con la raccolta del farmaco. Il cambiamento del mondo e la costruzione della pace comincia dal nostro cuore e dalle nostre mani.
Inizia
il tempo della Quaresima
14 febbraio
Mercoledì delle Ceneri

Percorso di
preparazione al matrimonio
Parrocchia San Bartolomeo
giovedì sera alle ore 20,45
presso le opere parrocchiali
22 e 29 febbraio 2024
7, 14, 21 marzo 2024
Un rendiconto
In ogni famiglia che si rispetta c’è sempre il momento in cui ci si siede a
tavola e ci si chiede come va.
Non è detto che tutto deva filare dritto; il lavoro, i figli, qualche malattia,
qualche imprevisto possono frenare a volte l’entusiasmo.
L’unità comunque, la corresponsabilità e la fede nella Provvidenza divina
diventano una sponda sicura.
A noi è dato di vivere in questo tempo e in questo luogo l’esaltante esperienza
della vita cristiana.
Ci sostiene la certezza della presenza di Gesù che ha detto: “dove due o
tre sono riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro (Mt. 18,20).
Ci è chiesto di costruire la Chiesa qui, nella parrocchia di San Bartolomeo.
Da dove ripartire allora? Da Uno, da Gesù!
Questa ripartenza diventa straordinaria per ciascuno, non possiamo darla
per scontata.
Ripartire da Gesù presente vuol dire ripartire dalla preghiera, dai sacramenti,
dalla messa domenicale e dalla catechesi,, dai bambini e dai giovani,
dalle famiglie, dai malati, dagli anziani, dai poveri.
Una ripartenza così ci rende liberi e creativi!
Coraggio, dunque, e nessuno stia fermo!
Nello sfondo dei numeri che vedete riportati in questo foglietto parrocchiale,
cercate di intravedere il compito e la speranza che ognuno è chiamato ad avere.
don Alfonso
RENDICONTO ANAGRAFICO
BATTESIMI: 2023 – 9 2022 – 3 2021 – 14 2020 – 7
MATRIMONI 2023 – 3 2022 – 5 2021 – 6 2020 – 0
MORTI 2023 – 36 2022 – 44 2021 – 47 2020 – 45

La compassione di Gesù
Il vangelo racconta la guarigione di un lebbroso. Il miracolo per il suo carattere di fatto straordinario suscita sempre stupore. Si tratta però di uno stupore che non è fine a sé stesso. Il miracolo è una freccia scoccata dall’arco che orienta lo sguardo sul bersaglio, è un dito puntato che attira l’attenzione non su sé stesso, ma sulla cosa indicata. I miracoli di Gesù raggiungono il loro scopo se diventano dei «segni». Infatti, dinanzi a essi la gente si interroga. Proprio il carattere di «segno» diventa l’elemento caratteristico dei miracoli di Gesù, se il miracolo non rimanda alla persona di Gesù, rimane vuoto e inefficace. Tante persone furono testimoni dei miracoli compiuti da Gesù ma non si convertirono!
Nel mondo ebraico era convinzione diffusa che la lebbra fosse un castigo di Dio per un grave peccato commesso e che solo il Messia avrebbe avuto il potere di guarirla. Un lebbroso, dunque, si avvicina a Gesù rivolgendogli la sua supplica: Se vuoi, puoi purificarmi! Il fatto stesso di avvicinarsi rende evidente la fede e speranza che il lebbroso ripone in Gesù. Gesù si muove a compassione, scavalca il legalismo giudaico che vietava il contatto con i lebbrosi, lo tocca e gli ridona la salute fisica. Le parole di Gesù: Lo voglio, sii purificato! evidenziano ancora una volta la sua potenza. Basta una sola parola e il semplice gesto di toccare e il lebbroso è guarito e restituito alla vita sociale.
Gesù, nell’accommiatare il lebbroso, gli ordina di non parlare con nessuno e di presentarsi ai sacerdoti. Siccome la malattia era ritenuta conseguenza di un peccato commesso, spettava alla classe sacerdotale ratificare l’avvenuta guarigione. L’espressione come testimonianza per loro, da un lato è un invito alla conversione rivolto ai capi del popolo, dall’altro annuncia il conflitto che opporrà Gesù alle autorità giudaiche. Il lebbroso, nonostante il divieto di Gesù, si mise a proclamare e a divulgare il fatto. Chi sperimenta la bontà di Gesù non può tenere la gioia che ne deriva solo per sé, ma è spinto a comunicarla a tutti!
d.G.
5^ Domenica del tempo ordinario
5^ Domenica del tempo ordinario
4 febbraio 2024
46^ Giornata Nazionale per la Vita

Il Vangelo di Marco presenta Gesù che entra nella nostra vita, nelle nostre case, e ci incontra anche nella condizione di bisogno e di malattia. Gesù viene a consolarci con la Sua Presenza nella Chiesa, attraverso la Parola e i Sacramenti, attraverso la carità e la fede delle persone. Questo ci salva dall’oppressione che vive Giobbe (I°a lettura) e ci apre alla missione come Paolo (II°a lettura). Scopriamo il senso e il valore della vita, nostra e altrui, da proteggere e sostenere.
VISITA AD LIMINA APOSTOLORUM
(Visita alle soglie – alle tombe – degli Apostoli)
E’ l’incontro che, ogni cinque anni, i vescovi di tutto il mondo hanno in Vaticano con il Papa
per illustrare quali siano le particolarità che contraddistinguono la loro Regione ecclesiastica dal punto di
vista religioso, sociale e culturale, quali siano i nodi maggiormente problematici dal punto di vista pastorale
e culturale e come interviene la Chiesa “particolare” su questi problemi. In questa settimana,
dal 5 al 10 febbraio, i 15 Vescovi delle Diocesi inserite nella Regione Ecclesiastica del Triveneto
sono a Roma per la Visita ad Limina.
Oggi la marcia della Pace
Si svolge questa domenica
4 febbraio a Chioggia la
Marcia della Pace
organizzata
dall’Azione Cattolica Ragazzi
Appuntamento alle ore 14,30
in piazzetta Vigo
Percorso di
preparazione al matrimonio
Parrocchia San Bartolomeo
giovedì sera alle ore 20,45
presso le opere parrocchiali
22 e 29 febbraio 2024
7, 14, 21 marzo 2024
La vita, ogni vita, è un dono prezioso
Tante sono le “vite negate”, cui la nostra società preclude di fatto la possibilità di esistere o la pari dignità con quelle delle altre persone.
La vita, ogni vita, se la guardiamo con occhi limpidi e sinceri, si rivela un dono prezioso e possiede una stupefacente capacità di resilienza per fronteggiare limiti e problemi.
Papa Francesco ricorda che «il grado di progresso di una civiltà si misura dalla capacità di custodire la vita, soprattutto nelle sue fasi più fragili» (Discorso all’associazione Scienza & Vita, 30 maggio 2015). La drammatica crisi demografica attuale dovrebbe costituire uno sprone a tutelare la vita nascente.
Per i credenti, che guardano il mistero della vita riconoscendo in essa un dono del Creatore, la sua difesa e la sua promozione, in ogni circostanza, sono un inderogabile impegno di fede e di amore.
Una giornata di Gesù
Il vangelo ci fa rivivere una giornata tipo di Gesù. Dopo la preghiera nella sinagoga, Gesù guarisce la suocera di Simone; tramontato il sole, guarisce molti malati; il mattino seguente, si porta in un «luogo deserto» a pregare. Il rabbi di Nazareth nella casa di Pietro compie uno dei primi miracoli, uno di quei gesti che parlano della vicinanza di Dio a chi si trova in stato di bisogno e necessità. In un ambiente che considerava la malattia come conseguenza del peccato, la guarigione istantanea della suocera di Pietro diventa segno della vittoria di Gesù sul potere del peccato e della morte. È una nuova rivelazione dell’identità di Gesù e della sua misericordia per i peccatori.
La gente non aveva potuto condurre a Gesù i malati durante il sabato, ma appena tramontato il sole, la piccola piazza davanti alla casa di Simone si riempie di persone che chiedono guarigione e aiuto. È l’intera città che si raduna davanti alla porta, che si presenta con i suoi malati a testimoniare la drammaticità dell’esistenza quotidiana. Gesù è venuto a instaurare il regno di Dio, un regno di misericordia e salvezza, provato proprio dalle guarigioni e dal potere di cacciare i demoni. Ebbene, il cristiano è chiamato a percorrere la stessa strada di Gesù, è chiamato a farsi carico di chi si trova in stato di necessità, perché è nel prossimo in difficoltà che si rende presente il volto di Gesù: ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto … (cfr. Mt 25,35-36).
Gesù, al mattino presto, si ritira in un luogo solitario a pregare: Al mattino presto si alzò … si ritirò in un luogo deserto, e là pregava. Il verbo all’imperfetto: «pregava», dice che si tratta di una preghiera prolungata, e sappiamo dai vangeli che questa era un’abitudine di Gesù. Questo insegna che l’annuncio del vangelo senza la preghiera rischia di diventare solo attivismo. La preghiera non è un accessorio della missione, ma il cuore stesso della missione. Attività e preghiera non sono tempi in opposizione o staccati tra loro, ma si illuminano a vicenda e aprono nuovi percorsi al cammino della vita.
d.G.
4^ Domenica del tempo ordinario
4^ Domenica del tempo ordinario
28 gennaio 2024
UNA PRESENZA AUTOREVOLE

A chi guardiamo nella vita?
Chi riconosciamo come presenza autorevole, come paragone e orientamento per le scelte importanti e quelle di ogni giorno, come sostegno e compagnia nelle decisioni e nelle azioni?
Anche senza accorgerci, rischiamo di cadere in una mentalità di disperazione e di morte e di disperderci in scelte inutili e dannose.
Riconosciamo in Gesù il Maestro che ci salva dal male profondo: lo troviamo nella parola del Vangelo, nell’autorità di maestri veri, nell’esperienza di chi vive nella sua amicizia.
Oggi salutiamo Suor Consolata che dopo 13 anni di permanenza tra noi è
chiamata in Tanzania a continuare la sua missione, nella sua patria;
e diamo il benvenuto a Suor Ruth che è arrivata tra noi! Grazie!!
domenica, 28 gennaio
71^ Giornata dei malati di lebbra
Ore 15: Convegno catechistico
in Seminario a Chioggia
Mercoledì 31 gennaio
San Giovanni Bosco
Ore 18,30 S. Messa a Scalon
E’ sospesa la Messa in Parrocchia
Giovedì 1 febbraio
Incontro del
Consiglio Pastorale Parrocchiale
in canonica alle ore 20,45.
O.d.g.: la Quaresima
Venerdì 2 febbraio
Presentazione del Signore
Candelora
ore 18,00 celebrazione della
S. Messa preceduta dalla benedizione
delle candele e dalla processione
all’interno della Chiesa.
Sono invitati tutti i ragazzi
del catechismo con i loro genitori
Sabato 3 febbraio
San Biagio vescovo e martire
Alla messa delle ore 18,00
benedizione della gola
Percorso di
preparazione al matrimonio
Parrocchia San Bartolomeo
giovedì sera alle ore 20,45
presso le opere parrocchiali
22 e 29 febbraio 2024
7, 14, 21 marzo 2024
“Anno della Preghiera”
«Un momento privilegiato in cui riscoprire l’esigenza della preghiera quotidiana»
L’anno appena iniziato, il 2024, sarà l’Anno della Preghiera, ufficialmente inaugurato domenica scorsa, 21 gennaio, da Papa Francesco all’Angelus. Si tratta di «un Anno speciale in preparazione al Giubileo, durante il quale dovrà emergere maggiormente l’orizzonte spirituale dell’evento giubilare che va ben oltre ogni necessaria e urgente forma di organizzazione strutturale. Come il Papa ha inteso sottolineare nel Te Deum di fine anno: “Il cristiano, come Maria, è un pellegrino di speranza”. E proprio questo sarà il tema del Giubileo del 2025: Pellegrini di speranza».
«Non si tratta di un Anno con particolari iniziative, piuttosto, di un momento privilegiato in cui riscoprire il valore della preghiera, l’esigenza della preghiera quotidiana nella vita cristiana; come pregare, e soprattutto come educare a pregare oggi, nell’epoca della cultura digitale, in modo che la preghiera possa essere efficace e feconda».
Erano stupiti del suo insegnamento
Gesù si reca nella sinagoga di Cafarnao e comincia a insegnare. In questa circostanza, all’evangelista Marco non interessa tanto il contenuto dell’insegnamento di Gesù e neanche il miracolo in quanto tale (guarigione di un indemoniato). Ciò che lo interessa è il tipo di insegnamento di Gesù. La gente rimane stupita e meravigliata di fronte alla sua dottrina, e nel modo in cui insegna avverte che dietro quello che dice c’è Dio stesso. La gente si sente afferrata dalla parola di Gesù e spinta a dare un nuovo orientamento alla propria vita (= conversione).
A beneficiare e sperimentare la forza della parola di Gesù non sono stati solo i suoi contemporanei. La parola di Gesù continua a risuonare oggi nella Chiesa e mantiene la stessa identica forza. Ogni volta che leggiamo il «Vangelo» è Gesù che parla, e la sua parola ha sempre in sé la forza di produrre qualcosa di nuovo. Non è però il suono materiale delle parole che produce l’effetto, la Parola di Dio ha bisogno di entrare nel cuore dell’uomo attraverso un vero ascolto, e il vero ascolto richiede la realizzazione della parola udita. Non c’è vero ascolto se la parola ascoltata non diventa azione.
A questo proposito l’insegnamento della tradizione rabbinica coincide con quello di Gesù: «Colui la cui conoscenza supera le sue azioni si può paragonare a un albero che ha molti rami, ma poche radici: quando viene il vento, lo sradica e abbatte … Invece colui le cui azioni superano la sua conoscenza e simile a un albero che ha pochi rami, ma molte radici: potrebbero venire tutti i venti del mondo e soffiare contro di lui, ma non lo smoverebbero dal suo posto» (Pirqe Avot, III, 22). Il vero credente è colui che accoglie la Parola di Dio e si impegna a tradurla nella vita, solo così essa dispiega tutta la sua forza e «compie in noi la sua corsa» (cfr. 2Tm 4,7).
d.G.
3^ Domenica del tempo ordinario
3^ Domenica del tempo ordinario
21 gennaio 2024
Oggi è la Domenica della Parola di Dio

Non rinunciamo alla Parola di Dio! È la lettera d’amore scritta per noi da Colui che ci conosce come nessun altro: leggendola, sentiamo nuovamente la sua voce, scorgiamo il suo volto, riceviamo il suo Spirito. La Parola ci fa vicini a Dio: non teniamola lontana. Portiamola sempre con noi, in tasca, nel telefono; diamole un posto degno nelle nostre case… chiediamo al Signore la forza di spegnere la televisione e di aprire la Bibbia; di chiudere il cellulare e di aprire il Vangelo… Perché non leggerlo anche da soli, un piccolo passo ogni giorno? Ci farà sentire il Signore vicino e ci infonderà coraggio nel cammino della vita”. (Papa Francesco)
“Rimanete nella mia Parola”
(Gv 8,31)
Dal 18 al 25 gennaio
Settimana di preghiera
per l’unità dei cristiani
“Ama il Signore Dio tuo…
e ama il prossimo tuo
come te stesso”
Nella Messa delle ore 18,00 ci
uniamo a questa grande intenzione
di preghiera che da più di 110 anni
tutta la Chiesa e le altre confessioni
cristiane presentano al Signore.
* * *
Percorso di
preparazione al matrimonio
Parrocchia San Bartolomeo
giovedì sera alle ore 20,45
presso le opere parrocchiali
22 e 29 febbraio 2024
7, 14, 21 marzo 2024
Festa di
DON BOSCO
Sabato 27 ore 15,30
Giochi in Oratorio per tutti i bambini e
ragazzi dalla 1^ elementare alla 3^ media
– Merenda
– S. Messa per ragazzi e genitori
Ancelle Parrocchiali dello Spirito Santo
Dal 15 settembre 2006 è presente a Porto Viro una piccola comunità di suore appartenenti alla congregazione denominata ANCELLE PARROCCHIALI DELLO SPIRITO SANTO.
Seguendo il carisma della loro Fondatrice Madre Giuditta Martelli la loro presenza si è rivelata molto preziosa per le comunità di Donada e Contarina.
Essendo la “Parrocchia” il punto di riferimento specifico del loro carisma sono state in questi anni presenza e testimonianza di amore alla Chiesa ed hanno svolto una pastorale di “promozione umana e di evangelizzazione”.
Madre Giuditta scrive: “Il primo apostolato di un’Ancella è un volto ilare e sorridente, ma la gioia che esso esprime deve essere vera, cioè deve nascere da un cuore traboccante di gioia per la presenza dello Spirito Santo”.
Suor Consolata presente tra noi da circa 13 anni, ora ci lascia.
E’ stata chiamata a ritornare nella sua terra, in Tanzania, per una nuova fondazione.
Ci lascia il ricordo del suo volto sorridente, del suo tratto pacato e sereno, della sua laboriosità instancabile.
Grazie Suor Consolata del buon profumo di Cristo che hai sparso tra noi!
La salutiamo nelle nostre comunità domenica 28 gennaio.
Sempre domenica 28 pranziamo assieme a lei al ristorante “La Donada”.
Chi desidera partecipare al pranzo e al dono che le offriremo si rivolga in parrocchia.

Il regno di Dio è vicino
Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al vangelo. Sono le prime parole di Gesù nel vangelo di Marco. Il tempo dell’attesa è finito, è arrivato il momento decisivo: Dio inaugura il regno, si fa presente nella storia dell’uomo per liberarlo e salvarlo. Per entrare nel regno è necessario convertirsi e credere al vangelo. Convertirsi significa fare spazio a Dio, abbandonare un modo di pensare e agire non conforme alla sua parola. Credere significa accogliere e aderire alla persona e all’azione di Gesù, significa aprirsi con fiducia al suo annuncio mettendo Lui a fondamento della nostra vita. I due imperativi convertitevi e credete non indicano un atto momentaneo, transitorio, ma un comportamento costante e continuativo, significano: perseverare nella conversione e nella fede.
Questa sintesi del messaggio di Gesù è seguita dalla chiamata di Pietro, Andrea, Giacomo e Giovanni. In questi episodi di vocazione Gesù è la figura dominante, il protagonista assoluto, il soggetto dei verbi principali: vedere, dire, chiamare. Tutto è messo in movimento dalla sua parola autorevole. Non sono i quattro che scelgono Gesù, ma è Gesù che li sceglie e li chiama. La sua chiamata è esigente, ma è anche tale da dare pienezza di senso alla loro vita.
La chiamata dei primi discepoli aiuta a comprendere cosa significa essere discepoli di Gesù. Il discepolato parte da una chiamata di Gesù – Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi (Gv 15,16) – e si realizza nel seguire Gesù, significa comunione di vita con Lui. Per sfuggire al pericolo di una fede individuale e spiritualista, la vocazione a coppie (Pietro e Andrea, Giacomo e Giovanni) sottolinea che la vocazione cristiana chiama a una vita comune, chiama a vivere all’interno di una comunità. Il discepolato, infine, ha come finalità la missione, il compito di annunciare il vangelo non è limitato o riservato a pochi prescelti, ma riguarda ogni battezzato.
d.G.
2^ Domenica del tempo ordinario
2^ Domenica del tempo ordinario
14 gennaio 2024

LA STRADA DA SEGUIRE
C’è un’ora bella, importante, decisiva nella nostra vita?
Giovanni e Andrea la ricordano ancora tanti anni dopo.
Da lì è cominciato tutto non solo per loro, ma anche per noi.
Si sono fidati dell’indicazione del Battista.
Abbiamo persone di cui fidarci per la strada da percorrere nella fede?
Anche il giovane Samuele ha avuto bisogno del suggerimento del suo maestro.
Noi chi ascoltiamo?
A nostra volta possiamo essere buona occasione per altre persone:
un giovane, un figlio…
Aiutiamoci a guardare e a seguire ciò che è vero.
Dovendo, in questi giorni, riordinare la nuova agenda per la celebrazione delle S.S. Messe
in suffragio dei defunti, le persone che desiderano o sono abituate a far celebrare
mensilmente la S. Messa, sono pregate di riconfermarlo quanto prima.
Percorso di
preparazione al matrimonio
Parrocchia San Bartolomeo
giovedì sera alle ore 20,45
presso le opere parrocchiali
22 e 29 febbraio 2024
7, 14, 21 marzo 2024
Dal 18 al 25 gennaio
Settimana di preghiera
per l’unità dei cristiani
“Ama il Signore Dio tuo…
e ama il prossimo tuo
come te stesso”
Nella Messa delle ore 18,00 ci
uniamo a questa grande intenzione
di preghiera che da più di 110 anni
tutta la Chiesa e le altre confessioni
cristiane presentano al Signore.
Dal settimanale diocesano
Nuova Scintilla
Un percorso umano e spirituale
Chiusa la mostra
“The Mystery Man”
pp. 7 e 8
– Speciale Ucraina p. 3
– CEI Insegnanti di Religione
firmata l’Intesa sul concorso p.4
Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani
(18 - 25 gennaio)
«Ama il Signore Dio tuo … e ama il prossimo tuo come te stesso»
I cristiani sono chiamati ad agire come Cristo, ad amare come il buon Samaritano, misericordiosi e compassionevoli verso chi è nel bisogno, a prescindere dalla sua identità religiosa, etnica o sociale. La forza che spinge a questo non deve risiedere nel fatto di condividere la medesima identità dell’altro, ma nel considerarlo “prossimo”. Questo amore, al quale Gesù ci sprona, è tuttavia messo a dura prova nel mondo di oggi, non solo nei Paesi lacerati da guerre e altri disastri sociali, ma anche in Italia, dove la continua pressione causata dall’afflusso di migranti e profughi avviene in, e aggrava, un contesto di perdurante criticità, sia economica che morale e sociale. La difficoltà ad amare il prossimo può aversi anche in campo ecumenico, quando, rispetto al confronto fiducioso, prevalgono altre preoccupazioni, come la rivalità tra le Chiese, che porta i cristiani a perdere tante opportunità per entrare in relazione tra loro. Gesù ha pregato che i suoi discepoli fossero tutti una cosa sola (cf. Gv 17,21); per questo motivo, anche quest’anno i cristiani sono concordi, con la Settimana di preghiera per l’unità, nel chiedere al Signore di venire in loro aiuto e di curare le loro ferite. Solo così essi avranno la garanzia che le vie percorse sono le vie di Dio.
Che cosa cercate?
La vocazione dei primi discepoli, secondo il vangelo di Giovanni, avviene sulle rive del Giordano. L’incontro è favorito da Giovanni che indirizza a Gesù due dei suoi seguaci proclamandone l’identità: «Ecco l’Agnello di Dio». L’iniziativa della chiamata è però di Gesù che si volta verso i due discepoli del Battista e li interpella sulla loro ricerca, invitandoli ad andare con lui, per «rimanere» con lui. Il ruolo del Battista nel vangelo di Giovanni è quello di fare da cerniera tra i due Testamenti: egli prepara la strada al Messia, lo rivela presente e conduce a lui i primi discepoli.
La domanda di Gesù: «Che cosa cercate?» spinge i due amici a esplicitare la loro intenzione. I due discepoli domandano: «Maestro, dove dimori?». Essi non chiedono a Gesù dove sia accasato, il senso della domanda è un altro: qual è la tua vita, qual è il mistero della tua persona? Gesù risponde: «Venite e vedrete». Non sappiamo che cosa Gesù disse e fece in quel pomeriggio, sappiamo solo che nacque nei due discepoli la certezza di avere trovato quello che cercavano. L’indicazione dell’ora («circa le quattro del pomeriggio») suggerisce l’importanza dell’avvenimento e il cambiamento avvenuto in loro. La loro ricerca poteva dirsi conclusa.
Andrea, dopo questo incontro, trova il fratello Simone e con entusiasmo gli annuncia: «Abbiamo trovato il Messia!». È l’inizio di una catena che non terminerà più. Chi ha conosciuto Gesù diventa uno che a sua volta invita anche gli altri all’incontro con lui, perché questa gioiosa esperienza non può tenerla solo per sé, così di generazione in generazione fino a oggi. Gesù fissa lo sguardo su Simone e, dandogli un nome nuovo (Cefa = Pietro), gli rivela anche la sua missione: guidare la chiesa di Dio.
All’incontro con il Signore si può essere indirizzati dalla parola o dall’esempio di qualche testimone, ma viene poi il momento di compiere una scelta personale. Il discepolato consiste nel «rimanere» con il Maestro e farsi guidare da lui dovunque voglia condurci.
d.G.
Epifania del Signore
Epifania del Signore
6 gennaio 2024

EPIFANIA PER IL MONDO
Con l’Epifania, la stella del Natale apre la strada al mondo. Gesù è venuto per tutti e si propone come salvatore di tutti, particolarmente dei bambini, inizio della vita del mondo.
Consideriamo il nostro cuore, la nostra attesa di vita e di felicità: chi vi corrisponde?
Consideriamo il bisogno del mondo, di pace, giustizia, fraternità, riconciliazione e perdono, accoglienza e misericordia: chi vi corrisponde?
Gesù è venuto, è tra noi. Andiamo verso di Lui portandogli tutto il bisogno del cuore e tutto il dramma del mondo: preghiera che domanda, carità che condivide.
BATTESIMO: UNA VITA NUOVA
Nel battesimo al fiume Giordano, Gesù apre un varco di vita nuova per tutti gli uomini. Agnello di Dio che prende su di sé i peccati del mondo; Figlio di Dio proclamato davanti a tutti; pieno di Spirito Santo per essere il Salvatore di tutti. E’ questa sua nuova presenza nel mondo che agisce nel nostro Battesimo. Gesù ci raggiunge al livello della nostra condizione di peccatori per donarci la sua vita di Figlio, per vivere come figli di Dio e fratelli e sorelle. Il Battesimo è all’origine di una nuova personalità umana e di un nuovo mondo.
Dovendo, in questi giorni, riordinare la nuova agenda per la celebrazione delle S.S. Messe in suffragio dei defunti, le persone che desiderano o sono abituate a far celebrare mensilmente la S. Messa, sono pregate di riconfermarlo quanto prima.
Ringraziamento
Ringraziamo tutte le persone che, in questo periodo, hanno collaborano, in diversi modi, per far fronte alle necessità della nostra Chiesa. Dalle buste natalizie (34) abbiamo raccolto 615,00 euro.
Una famiglia, attraverso bonifico bancario, ha donato 1.500 euro.
SABATO 6 GENNAIO
EPIFANIA DEL SIGNORE
S.S. Messe
San Bartolomeo ore: 8,30; 10,30; 18.00
Mea ore 9.00 – Ca’ Cappellino ore 11.00
Domenica 7 gennaio
nel pomeriggio, nella Chiesa di Scalon,
premiazione dei presepi
costruiti dai ragazzi.
Lutto
Partecipiamo cordialmente al
lutto che mercoledì 3 gennaio
ha colpito la famiglia di don
Gastone con la morte
del fratello Gianfranco.
Il funerale si terra lunedì 8
gennaio alle ore 11 nella
Chiesa della Navicella a Sottomarina
EPIFANIA 2024
ANNUNCIO DELLA PASQUA
Fratelli e sorelle, la gloria del Signore si è manifestata e sempre si manifesterà in mezzo a noi fino al suo ritorno. Nei ritmi e nelle vicende del tempo ricordiamo e viviamo i misteri della salvezza. Centro di tutto l’anno liturgico è il Triduo del Signore crocifisso, sepolto e risorto, che culminerà nella domenica di Pasqua, il 31 marzo.
In ogni domenica, Pasqua della settimana, la Santa Chiesa rende presente questo grande evento nel quale Cristo ha vinto il peccato e la morte.
Dalla Pasqua scaturiscono tutti i giorni santi: le Ceneri, inizio della Quaresima, il 14 febbraio; l’Ascensione del Signore, il 12 maggio; la Pentecoste, il 19 maggio; la prima domenica di Avvento, il 1 dicembre. Anche nelle feste della santa Madre di Dio, degli apostoli, dei santi e nella Commemorazione dei fedeli defunti, la Chiesa pellegrina sulla terra proclama la Pasqua del suo Signore. A Cristo, che era, che è e che viene, Signore del tempo e della storia, lode perenne nei secoli dei secoli. Amen.
Tu sei mio Figlio
Al termine del ciclo natalizio la festa del battesimo di Gesù costituisce un’ulteriore contemplazione del mistero dell’incarnazione e, nello stesso tempo, un’anticipazione del suo compimento nella Pasqua di morte e risurrezione. «Se tu squarciarsi i cieli e scendessi» (Is 63,19) avevano implorato i profeti dell’Antico Testamento. Ora Gesù, dopo avere consumato lunghi anni nell’oscurità e nell’anonimato, si presenta tra la folla di quanti accorrono all’appello dell’ultimo grande testimone dell’antico patto: Giovanni Battista. Sulle rive del Giordano – un fiume carico di memoria per la storia d’Israele – Dio riapre i cieli. Riprende nuovamente la comunicazione tra Dio e gli uomini. Dio non si è stancato dei continui rifiuti delle sue ingrate creature, ma viene a cercarle perché divengano portatrici di grazia e vita nuova. Lo Spirito infatti aleggia come colomba su questa nuova creazione e l’umanità può ricominciare la sua storia di salvezza attorno al grande testimone dell’amore del Padre: Gesù, venuto per mostrarci il volto del Dio «amore».
Il grande fascino di questa pagina evangelica è che Gesù non si pone al di fuori della storia del suo popolo, ma si inserisce in essa, solidale con il momento di conversione che il popolo sta vivendo. Questa solidarietà costituisce la novità del messianismo di Gesù, che non si sottopone al battesimo per i propri peccati ma per i peccati del suo popolo. Gesù non prende le distanze dagli uomini peccatori ma prende sulle sue spalle i loro peccati. Questa logica di solidarietà guiderà tutta la vita di Gesù e raggerà il suo culmine sulla croce.
Il battesimo di Gesù è un invito a riscoprire il nostro battesimo, un invito a scegliere ancora una volta, e con maggior consapevolezza, di vivere da veri discepoli di Gesù. Nel battesimo anche a noi Dio dice: «Tu sei mio figlio». Dio, nella sua bontà, ci sceglie per essere suoi figli. Questa scelta di Dio è un grande atto di fiducia nei nostri confronti e una grande responsabilità. Non deludiamo le sue attese!
d.G.
SANTA FAMIGLIA DI GESU’, MARIA E GIUSEPPE
SANTA FAMIGLIA DI GESU’, MARIA E GIUSEPPE
31 dicembre 2023

IN FAMIGLIA
Nati in una famiglia, cresciuti nella fede cristiana; accolti e accompagnati dai sacramenti della Chiesa – Battesimo, Cresima, Eucaristia, Matrimonio… – in una comunità cristiana: questo è il grande dono di Dio per noi. Per molte persone questo non è accaduto oppure questo dono è andato disperso. Occorre sempre ritornare all’origine, alla fonte: la fede, accompagnata dall’amicizia cristiana. Ripartiamo come Abramo dalla promessa di Dio e dalla vocazione con la quale il Signore ci chiama a svolgere il nostro compito nel mondo.
Domenica 31 dicembre 2023
SS.. Messe
San Bartolomeo ore: 8,30 – 10,30
18.00 S. Messa di ringraziamento
con il canto del Te Deum
Mea ore 9.00 – Ca’ Cappellino ore 11.00
LUNEDì 1 gennaio 2024
Maria SS.ma Madre di Dio
SS.. Messe
San Bartolomeo ore: 10,30
18.00 con il canto del Veni Creator
Mea ore 9.00 – Ca’ Cappellino ore 11.00
SABATO 6 GENNAIO
EPIFANIA DEL SIGNORE
S.S. Messe
San Bartolomeo ore: 8,30; 10,30; 18.00
Mea ore 9.00 – Ca’ Cappellino ore 11.00
Domenica 7 gennaio
nel pomeriggio, nella Chiesa di Scalon,
premiazione dei presepi costruiti dai ragazzi.
Nella Chiesa delle Clarisse
Domenica 31 dicembre
ore 22,30 Adorazione
ore 23,15 Ufficio delle letture
Lunedì 1 gennaio
ore 7,25 Recita delle Lodi
ore 8 S. Messa
ore 17,30 Secondi Vesperi

La Giornata Mondiale della Pace 2024 sarà celebrata come ogni anno il 1° Gennaio, quella del 2024 sarà la 57.ma edizione, la ricorrenza è stata istituita da Paolo VI nel 1967 e sarà l’11.ma celebrata da Papa Francesco. Scopo della Giornata è dedicare il giorno di Capodanno alla riflessione ed alla preghiera per la pace. Nei suoi messaggi, Papa Francesco ha sempre invitato ad agire concretamente per creare una cultura di pace. Il tema di quest’anno è “Intelligenze artificiali e pace”, risulta estremamente interessante l’attenzione di Papa Francesco ad un tema attualissimo e di grandissimo impatto sulle società contemporanee quale le intelligenze artificiali. La prospettiva indicata, si inserisce infatti nel dibattito che ha trovato largo spazio sui media negli ultimi tempi: sia per gli aspetti legati più direttamente all’impiego dell’intelligenza artificiale negli scenari di guerra, lo constatiamo ad esempio nel conflitto russo-ucraino, sia per le ricadute che potrebbero avere un grande impatto sulla vita delle nostre società.
Luce per illuminare le genti
Il vangelo della prima domenica dopo Natale, festa della Santa Famiglia, presenta la purificazione di Maria e la presentazione di Gesù al tempio. I genitori di Gesù compiono un atto di obbedienza e sottomissione alla Legge. Maria e Giuseppe educano alla fede il bambino Gesù con l’esempio e lo coinvolgono nella propria vita di fede. Secondo la Legge la partoriente doveva offrire un agnello per l’olocausto e un colombo o una tortora per il sacrificio espiatorio. Se non avesse avuto la possibilità di offrire un agnello, per il duplice sacrificio avrebbe dovuto offrire due tortore o due colombi. L’offerta di Maria e Giuseppe (una coppia di tortore) dice che sono poveri, ma fedeli nel portare Gesù a Gerusalemme per presentarlo al Signore. Gesù appartiene a Dio, e Maria e Giuseppe lo offrono a lui. La presentazione di Gesù, il suo essere offerto, preannuncia l’offerta della sua vita in sacrificio sulla croce.
Segue l’incontro con Simeone e Anna. Entrambi, con la loro vecchiaia, simboleggiano che la lunga attesa del Messia è giunta a termine. Simeone presenta Gesù come il centro della storia della salvezza, come punto di arrivo delle promesse veterotestamentarie e punto di partenza di una salvezza che è destinata a tutte le nazioni, chiamate a formare l’unico popolo di Dio: Luce per illuminare le genti. Le sue ultime parole però non lasciano presagire nulla di buono: Egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione e anche a te una spada trafiggerà l’anima. L’evangelista Luca presenta allora un altro personaggio, Anna, e annuncia che il rifiuto di Israele non sarà totale, che ci sono fin da subito persone che riconoscono Gesù e lodano Dio per averlo incontrato. La profetessa Anna, illuminata dallo Spirito, riconosce in quel bambino il Messia e subito rivolge la buona notizia al gruppo ristretto di coloro che aspettano la liberazione di Israele, al quale ella stessa, così come Simeone, appartiene. Il testo evangelico si chiude annotando la crescita umana e spirituale di Gesù.
d.G.
4^ DOMENICA DI AVVENTO
Santo Natale
25 dicembre 2023

LA NOSTRA VITA: UNA TERRA ABITATA
Può la terra accogliere il Figlio di Dio Padre che viene ad abitare tra noi?
Non basta il tempio progettato da Davide e costruito da Salomone.
Dio prepara il cuore e il grembo di una donna e viene a vivere nella sua vita e nella sua casa.
Da questo punto di accoglienza, la Sua presenza si dilata nel mondo e arriva alla soglia del cuore di ogni uomo.
Come? Attraverso la mia e la tua accoglienza, il mio e tuo annuncio, la mia e tua vita, attraverso i santi e nell’opera dei missionari.
Viviamo un Natale cristiano nella liturgia, nella confessione, nella carità.
Preghiera per la pace
A Betlemme, Signore,
ci hai regalato la pace,
cantata dagli angeli ai
pastori.
Sulle strade della Galilea,
lungo le rive del lago,
sui monti e nei villaggi,
hai proclamato beati gli
operatori di pace.
Alla vista di Gerusalemme
hai pianto, perché la città
non aveva accolto la pace.
La tua pace, Signore,
è esigente, perché non
è la pace che il mondo vuole;
non è la semplice tregua
dai combattimenti,
non è la sottomissione
compiacente ai dittatori
di turno, non è il silenzio
dell’indifferenza egoistica.
Tu non dai la pace come
la dà il mondo, ma dai la
“tua” pace, che è impegno
per la giustizia, vicinanza ai
fragili, profezia del regno,
semplicità di vita, umiltà del cuore.
I bambini, Signore, sanno che
cos’è la tua pace, la sognano,
la implorano, la attendono;
sono loro le prime vittime delle
guerre degli adulti e i primi testimoni
di pace. Gesù, bambino di Betlemme,
vinci l’ostilità dei potenti di questo mondo,
regalaci la tua pace, perché da
soli non riusciamo a costruirla.
Amen
IL CUSTODE DI BETLEMME
racconto
I grossi grani di legno d’olivo del suo rosario gli scivolavano fra le dita e li sentiva più freddi del solito, mentre percorreva la navata deserta, guardando in alto le figure di angeli che sembravano correre insieme a lui verso il luogo della grotta. Era appena rientrato da un giro nella città vecchia di Betlemme, deserta e silenziosa, attonita nella paura e nell’angoscia di quello che accadeva non lontano da lì. Si avvicinava un Natale strano: dove prima tutto era festa, luce, colore e gioia, ora c’era solo silenzio, terrore, impotenza e povertà. La gente, che abitualmente animava i vicoli in festa, stava ora rintanata nelle case ed il silenzio era denso, senza il chiacchiericcio lieto dei pellegrini stranieri. Mentre scendeva gli scalini che portavano al luogo della natività, come faceva tutti i giorni prima di chiudere la basilica, il frate custode sentì un pianto leggero
rompere il silenzio che da giorni ormai gli faceva compagnia dentro e fuori la chiesa. Si arrestò un attimo per ascoltare meglio e gli fu chiaro che nella grotta c’era qualcuno. Scese gli ultimi gradini e guardò sulla sinistra, verso la piccola cripta che custodiva una grande stella d’argento che segnava il luogo assegnato alla nascita di Gesù. A pochi passi c’era un’altra nicchia dedicata alla mangiatoia, dove si diceva il bambino fosse stato deposto dopo la nascita, illuminata appena dalle fioche luci delle antiche lampade. Nella penombra, il vecchio frate riuscì a vedere una bambina che singhiozzava sommessamente, inginocchiata e appoggiata di lato al muro della cripta, come sopraffatta da un dolore indicibile. La bambina sentì il frate avvicinarsi e si voltò verso di lui senza paura, così che finalmente egli potesse vederle il viso. “Basma, che ci fai qui a quest’ora?”
La piccola lo guardò con gli occhi gonfi di lacrime ma non gli rispose. “Piccola mia, non dovresti essere a casa?” Allora lei rispose in modo deciso: “Devo sapere…” “Che cosa devi sapere?”
“Mi hanno sempre detto che Gesù è nato proprio qui, e che è venuto per noi, a portare la pace…” “Quello che ti hanno detto è vero, mia cara…” “Ma se è vero, perché succede quello che succede?” Aveva la voce in pianto, come se tutto il male che stava accadendo non lontano da lei ricadesse come la frana di una montagna sul suo piccolo cuore.
Il frate fu preso alla sprovvista da quelle parole, pronunciate da una bimba di 7 anni, proprio lì, proprio a lui e, dopo un attimo di imbarazzo, riuscì a balbettare: “E’ proprio perché lui sa come siamo che è venuto, perché da soli combiniamo solo grossi guai…” La bambina sembrò riflettere su quelle parole ma replicò poco convinta: “Dov’è ora la pace annunciata dagli angeli?” “Vedi Basma, è difficile da spiegare ma tu prova ad immaginare che cosa sarebbe di noi se Lui non fosse nato, se il suo piccolo corpo non fosse stato posato proprio lì dove sei inginocchiata tu… Solo facendoci prendere per mano da quel bambino può cambiare qualcosa, a cominciare dal nostro cuore, anche da tuo piccolo cuore che soffre…” Consapevole che quelle parole erano più grandi lei, si avvicinò alla fanciulla e le porse la mano. Lei esitò ma poi l’afferrò e si lasciò sollevare dal frate che la strinse, come si fa con i figli che si sono fatti male e hanno solo bisogno di quell’abbraccio e di quell’amore affinché la ferita bruci di meno. Sentiva il cuoricino della bimba rimbombare forte contro il suo stesso petto e, piano piano, lei si calmò e smise di piangere. “Ora ti accompagno dalla tua mamma e dal tuo papà che saranno preoccupati per te.” Quando il frate stava per salire le scale, la bimba gli intimò: “Aspetta! Fammi scendere!”
Lui obbedì, sorpreso da quell’ordine inatteso e perentorio. Lei fece i pochi passi che la separavano dalla grotta, si genuflesse e accarezzò delicatamente il metallo freddo della stella argentata, come se fosse la cosa più
cara che aveva in quel momento. Poi fece il segno della croce e tornò dal frate che la riprese in braccio. “Dimmi Basma, che cosa hai chiesto a Gesù Bambino?” “Che domani nessuno muoia”. Il frate la sollevò per accompagnarla fino a casa. Mentre saliva gli antichi scalini ripensava alla preghiera della bimba: sapeva bene che era una richiesta quasi impossibile da esaudire ma quel desiderio di bene, che era anche il suo, gli sembrava rappresentasse un nuovo inizio. Ripercorse la navata e, sollevando ancora lo sguardo verso gli angeli dipinti rivolti alla grotta, gli parve che il senso di vuoto che aveva sentito pochi istanti prima cominciasse a colmarsi di speranza.